Lunedì 20 Maggio 2019 | 18:47

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Più di 5 milioni di poveri con un aumento percentuale rispetto agli anni pre-crisi (2007-2008) del 182%. Sono dati inquietanti quelli che emergono dal rapporto su povertà e politiche di contrasto stilato in Italia dalla Caritas. Disegnano un quadro sicuramente allarmante gli effetti determinati dalla bufera economica partita lontano dall’Italia, ormai molti anni fa.Bufera che proprio qui da noi ha avuto effetti estremamente duraturi anche per l’esistenza, come sostiene il rapporto, «di uno zoccolo duro» che risale a prima della crisi e che, afferma ancora la Caritas, «ora è sicuramente esteso a più soggetti».

Il rapporto viene diffuso quasi contemporaneamente ai provvedimenti governativi, primo fra tutti il reddito di cittadinanza, che, spavaldamente, assicura il vicepremier Luigi Di Maio «aboliranno la povertà». Al di là della «boutade» che caratterizza tradizionalmente le affermazioni rilasciate dai nostri uomini politici, a rimanere perplesso è lo stesso don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana: «Come cristiani abbiamo qualche difficoltà a pensare che si possa abolire la povertà». Anche se Di Maio non demorde e ribadisce la bontà del suo enunciato: «I dati della Caritas mi confermano ancora una volta che abbiamo fatto bene a inserire nella Manovra del Popolo delle misure per dare una mano a tutti i cittadini in difficoltà». Quanto i provvedimenti predisposti dal governo riusciranno davvero a fare, al momento, non è possibile dirlo, ma siccome la povertà è un tema estremamente serio e drammatico, la speranza di ognuno non può che essere che davvero portino buoni risultati. Nel rapporto Caritas si legge che nel 2017 sono state 197.332 le persone che si sono rivolte a un centro Caritas, il 42,2% di nazionalità italiana. Fra quelli che hanno chiesto aiuto il 42,6% è costituito da nuovi utenti ma è in aumento la quota di chi vive situazioni di fragilità da 5 anni e più. Un ulteriore elemento che emerge dal dossier è che la rottura dei legami familiari, come una separazione, costituisca facilmente un fattore scatenante dell’entrata in uno stato di bisogno.

I dati confermano che la consistenza del problema è rilevante, ma qualsiasi fenomeno, anche il più drammatico, per essere correttamente interpretato va affrontato in maniera globale e, in questo senso, alcuni conti purtroppo non tornano. Contestualmente ai dati sulla povertà, altre indagini, svolte «in primis» dalla Guardia di Finanza, mostrano come il «sommerso» continui ad essere una costante del nostro Paese. I redditi in nero continuano ad avere un peso notevole nell’economia del Paese, con una rilevanza che non appartiene agli altri stati europei e questo, finisce con l’essere allo stesso tempo causa ed effetto della situazione. Chi sottrae, del tutto o in parte, il proprio reddito al fisco, non solo riesce a godere di privilegi e aiuti economici di varia natura che altrimenti non gli spetterebbero, ma danneggia anche quanti sono davvero in situazione di indigenza e che pertanto non possono essere aiutati nelle misura che invece gli toccherebbe. In sostanza, siamo di fronte a un serpente che si morde la coda. E, a tale proposito, i provvedimenti messi in campo dall’esecutivo non sembrano verosimilmente destinati a giungere alla radice del problema. Anzi, secondo più di una interpretazione, l’assistenzialismo fine a se stesso potrebbe addirittura favorire un aggravamento dell’emergenza. Ognuno di noi, del resto, sa bene che non di rado gli aiuti vanno a chi non ne ha titolo lasciando a secco chi ne ha il sacrosanto diritto. Sussidi, pensioni di invalidità, case popolari.

Troppe volte, fra timidi silenzi e tracotanti prepotenze di chi dovrebbe intervenire, assistiamo a cose che vanno alla rovescia. E i casi nei quali la legalità viene ripristinata sono ancora purtroppo solo una minoranza. Quello della mancanza di un equilibrio tra diritti e doveri è un tema italiano «antico». Aldo Moro, lo statista pugliese scomparso ormai 40 anni fa, auspicò e attese invano l’arrivo di una stagione dei doveri. Temiamo che lo stesso destino debba toccare ancora a molti di noi.

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