Martedì 19 Marzo 2019 | 15:51

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Al Qaeda, il terrore corre su internet

di Sergio Lorusso
di Sergio Lorusso

La notizia che due cittadini francesi residenti in Belgio, detenuti nel carcere di Bari per una vicenda di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono stati raggiunti da un nuovo provvedimento restrittivo della libertà personale perché sospettati di far parte di una cellula di al Qaeda che stava progettando eclatanti azioni terroristiche in Europa, tra cui un attentato all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, riporta in primo piano l’emergenza terrorismo internazionale, che sembrava in questi ultimi tempi dormiente o comunque in affanno.
Le intercettazioni promosse dalla Procura della Repubblica del capoluogo pugliese hanno rivelato che si tratterebbe di personaggi di primo piano dell’organizzazione terroristica, in grado di operare sull’intero territorio continentale (in particolare, Francia e Inghilterra) e di addestrare «combattenti» da inviare in zone calde come Iraq ed Afghanistan.
Il terrore corre sul web, si potrebbe dire. Tra il materiale sequestrato ai due presunti terroristi, difatti, ci sono anche sei pen drive che contengono gli originali di documenti pubblicati in un sito internet utilizzato come strumento propagandistico (http://www.ribaat.org, che in arabo vuol dire avamposto), ma anche come raccordo tra gli jihadisti sparsi per il mondo.
Al Qaeda è un’organizzazione senza organigramma, i cui precisi contorni appaiono ancora inafferrabili per l’osservatore occidentale, in quanto sfida le tradizionali categorie con cui siamo abituati a concepire aggregazioni politiche o religiose, come ricorda Gilles Kepel nell’introduzione al volume Al-Qaeda. I testi (Laterza ed., 2006). L’origine della sua stessa denominazione, tradotta comunemente come «la base», è tutt’altro che chiara, in quanto il termine significa anche «la regola»: lo stesso Osama Bin Laden, del resto, ha affermato in un’intervista concessa ad Al Jazeera nell’ottobre 2001 che la scelta del nome è stata casuale. Ricostruire la sua ideologia, in un’epoca segnata dalla caduta delle ideologie, superando la visione spettacolare e semplificata che ci viene dai media, incentrata sul piano emotivo e dunque sugli effetti devastanti delle azioni terroristiche pianificate ed eseguite, è cosa ancora meno semplice.
Nata nel 1988 come formazione paramilitare per volere del miliardario saudita, al termine del suo impegno in Afghanistan a fianco dei Mujaheddin nella guerra contro l’Unione sovietica, al Qaeda deve soprattutto a Abdallah Azzam (ucciso nel 1989) e a Ayman al-Zawahiri il suo supporto dottrinale.
I loro scritti, reperibili su Internet, così come i proclami di Bin Laden e di Abu Musab al-Zarqawi, sono accomunati dall’impossibilità di ricostruirne con certezza la paternità, proprio perché è grazie al web che gli stessi sono stati diffusi: è la «fisicità digitale della messa in rete» a rappresentate «la sostanza stessa di al Qaeda», sottolinea Kepel, e quel che ne scaturisce è una curiosa fusione tra antico e moderno, tra universo informatico e citazioni medievali. I profeti del terzo millennio sono dei webmaster dalle lunghe barbe che autenticano testi e messaggi mediante l’inserimento nei siti frequentati da seguaci e militanti, ed escludono invece i materiali dubbi: è l’arte tradizionale della teologia islamica, l’autenticazione degli hadith (i racconti trasmessi oralmente), che rivive.
In questo modo si sviluppa l’opera di proselitismo, viene ripresa la jihad  delle origini, contro un nemico proteiforme che richiama le peculiarità del nemico originario e astratto: l’ateo, l’apostata, l’infedele, colui insomma che contrasta l’affermazione dell’islam. Oggi, gli occidentali, e in primo luogo gli americani.
In uno scontro che si gioca sempre più nella rete di internet, su cui il movimento integralista ha investito è in funzione della quale si è strutturato, ha plasmato il suo modello: non caso, forse, un altro dei significati attribuiti all’espressione al Qaeda è base di dati, ovvero database (qaeda bayanat).
Se al Qaeda, dunque, non è un’organizzazione monolitica nel senso da noi comunemente inteso, ma piuttosto un universo composito, un arcipelago fatto di una serie di micro realtà diffuse sul pianeta non sempre e non necessariamente collegate tra loro, il messaggio che ispira tutti coloro che si muovono all’interno di questa etichetta nelle loro azioni è di fatto unitario: tanti frammenti della guerra santa, di quella jihad offensiva che ha come obiettivo finale la conquista e la sottomissione al dominio islamico dei non credenti e dei loro territori.

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