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Il Sud assiste il Centro Nord e lo fa anche coi suoi studenti che si iscrivono nelle università del Nord, con le pensioni e con gli interessi del debito pubblico.

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Siamo stanchi di assistervi. Lo abbiamo ascoltato mille volte come un <mantra>, l’ossessiva cantilena sacra del buddismo. Rivolta dal Nord verso il Sud. Con corredo di <parassiti> e non potete più vivere <sulle nostre spalle>. Tanto ripetitiva che i meridionali hanno finito per convincersene. E addirittura vergognarsene. Ma ora è la Svimez a dissacrare questo dogma, uno scandalo (ne ha parlato Domenico Crocco mercoledì su questo giornale). Scoprendo altarini sui quali si sono impostate tante politiche contro il Sud <approfittatore> ai danni del Nord. Bossi ci fondò la campagna della secessione della Padania, ci separiamo per tenerci i nostri soldi invece di darli a quelli lì. Ma non è una novità ciò che l’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno dirà nel rapporto 2018. E cioè che la domanda di beni da parte del Sud crea il 14 per cento del Pil (reddito) del Centro Nord. In soldoni, una produzione pari a 177 miliardi di euro, il 50 per cento della loro esportazione (che senza il Sud non ci sarebbe). E il doppio di quanto vendono in Europa. Un bel regalo da parte di un <assistito>. E un imprevisto per quella maggiore autonomia richiesta dal Veneto insieme a Lombardia ed Emilia.

Si sa che le tre regioni lamentano un <residuo fiscale> di 50 miliardi l’anno, cioè loro tasse che finiscono al Sud e che vorrebbero tenersi per sé. Non calcolando, come fa ora la Svimez, che 20 ne ritornano a loro appunto come importazione del Sud. A stare nei panni del governatore Zaia e compagni, meglio non cambiare nulla. Un <residuo fiscale> non solo comodo perché il Sud acquisti i loro prodotti. Ma comodo per non avere dal Sud alcuna concorrenza alla loro industria. E molto meno di quanto hanno calcolato Unicredit e Banca d’Italia, che parlano di un flusso di denaro da Sud a Nord doppio di quanto ricevuto. Tranne tenere il Sud sempre sotto schiaffo con le bugie.

La stessa Banca d’Italia ha calcolato il vantaggio di ogni 100 euro di investimento pubblico al Sud invece che al Nord. Cento euro spesi al Sud attivano un reddito di 40 euro per l’economia del Paese, e in cinque anni il doppio (con vantaggio del Nord perché ci lavorerebbero soprattutto le loro aziende più grandi e attrezzate). Cento euro che si continuassero a spendere al Nord, dove già tutto è saturo, attiverebbero solo 10 euro per il Paese. Dice: allora investiamo al Sud. Sarebbe la barzelletta della logica, se il Sud senza treni e strade non avesse molta voglia di ridere.

Ma non è questo l’unico colpo di scena, l’unico modo in cui il Sud assiste il Centro Nord. Lo assiste anche coi suoi studenti che si iscrivono nelle università del Nord. La cui formazione fino alla maturità costa alle loro famiglie 30 miliardi che il Centro Nord si trova già spesi da altri. Oltre ai consumi di questi ragazzi dove vanno, 12 mila euro l’anno sottratti al Sud.

Il Sud assiste il Centro Nord con le pensioni, erogate per il 72 per cento al Centro Nord (dove ci sono più lavoratori), ma che sono pagate anche coi contributi e le tasse dei lavoratori del Sud. Per non parlare dei baby-pensionati per il 62,5 per cento al Nord e il 17,1 al Sud. Il Sud assiste il Centro Nord con i dipendenti pubblici, che contrariamente a tutti i pregiudizi sono 26 ogni mille abitanti al Sud e 30 al Centro Nord. Il Sud assiste il Centro Nord con gli interessi sul debito pubblico, quei Bot e compagnia detenuti più dai settentrionali più ricchi ma anch’essi pagati pure con le tasse del Sud. Il Sud assiste il Centro Nord con le casse integrazioni e solidarietà varie, pagate dallo Stato (ma con i soldi anche del Sud) dove ci sono più imprese. Il Sud assiste il Centro Nord con gli incentivi alle imprese, che vanno anche al Nord (sempre col contributo delle tasse del Sud) benché dovessero essere riservati soprattutto al Sud. Il Sud assiste il Centro Nord con le tasse che le imprese settentrionali pagano al Nord (dove hanno sede legale) pur lavorando e facendo utili al Sud.

Ancòra. Il Sud assiste il Centro Nord con l’evasione fiscale, anche questa (contrariamente ai pregiudizi) più alta in valore al Centro Nord dove sono più ricchi (mentre al Sud è maggiore solo il numero degli evasori). Il Sud assiste il Centro Nord con le fondazioni bancarie, che spendono al Nord i profitti fatti dalle banche settentrionali al Sud. Il Sud assiste il Centro Nord con i suoi malati che vanno a curarsi fuori regione. Il Sud assiste il Centro Nord col 6 per cento di differenza fra il 28 per cento della spesa pubblica ricevuta e il 34 della sua popolazione. Il Sud assiste il Centro Nord col <reddito indotto>, quello prodotto dai milioni di meridionali emigrati dove lavorano.

A voler essere signori, si direbbe che l’economia del Sud è integrata (fin troppo) con quella del Centro Nord. E tutta l’assistenza disconosciuta del Sud verso il Centro Nord spiega perché il signor Bossi si limitava a minacciare la secessione senza farla. Mica fesso. 

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Commenti all'articolo

  • giusitalo

    15 Settembre 2018 - 09:09

    basta leggere " terroni " di pino aprile per rendersi conto di come il nord ha devastato il sud.

    Rispondi

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