Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:42

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Un sospiro di sollievo, ma il lieto fine è lontano

«In ottobre saremo ancora qui oppure lì? Intanto noi torniamo a chiedere con ostinazione come sia stato possibile ridurre a un disastro senza precedenti l’attività di una delle Procure più importanti d’Italia»

Nuova sede Palagiustizia Bari

Tutto è bene quel che finisce bene. Il Ministero ha finalmente individuato la sede che, almeno per qualche anno, ospiterà la giustizia penale barese paralizzata da mesi. E magari qualcuno si aspetta anche che il ministro Bonafede e il sindaco di Bari facciano pace e vivano per sempre felici e contenti. Attenzione: il lieto fine è ancora di là da venire. Questa non è una favola, è una delle pagine più nere per la comunità barese (e non solo). Dunque abbiamo una sede. È il palazzo della Telecom che sorge in uno dei nuovi, moderni quartieri baresi. Dieci piani, un sacco di spazio: giudici, pm, cancellieri & company oggi sparpagliati tra cinque sedi e tre città possono finalmente riunirsi in un unico dignitoso palazzo? Non esageriamo.

nnanzitutto bisogna prendere i dipendenti della Telecom e spostarli altrove. I tempi? Vedremo, metti un intoppo qualunque, i sindacati che si mettono di traverso, indennità, scioperi, trattative, e già siamo arrivati a Natale.
Nel frattempo, magistrati e personale amministrativo che da due giorni - non senza difficoltà, non senza disagi, non senza imprecazioni - stanno chiudendo e aprendo scatoloni pieni zeppi di fascicoli, carte, oggetti personali, trascrizioni e tutto il resto, presto dovranno riprendere tutto e richiuderlo in altrettanti scatoloni. E trasferirsi un’altra volta. L’arte dei pazzi, si dice in gergo.
Ma i tempi sono fondamentali. Sono vitali. E non già perché più di qualcuno non ha voglia di andare su e giù da una sede all’altra, da una città all’altra, piuttosto perché il ripristino dell’attività penale appare sempre più nebuloso sull’orizzonte. Facciamo un esempio pratico. Dal primo ottobre (la sospensione dei processi concessa per decreto scade il 30 settembre) bisognerà ricominciare a fissare le udienze. A parte che ci sono 70mila atti in giacenza e non si sa bene chi, come e quando si potrà notificarli, il problema è tecnico-procedurale: per fissare un’udienza e notificarla alle parti c’è bisogno di indicare nell’atto luogo e data in cui le parti, appunto, devono vedersi. Il luogo... già. Il giudice X dovrà tirare a indovinare: ma questo processo si potrà celebrare a Modugno o nella nuova sede della ex Telecom? In ottobre saremo ancora qui oppure lì? E a novembre? E a gennaio? Beh, dai, per la primavera 2019 dovremmo farcela. Intanto noi torniamo a chiedere con ostinazione, ben sapendo che nessuno ci risponde, come sia stato possibile ridurre a un disastro senza precedenti l’attività di una delle Procure più importanti d’Italia.
Lo spettacolo dei fascicoli poggiati su sedie di fortuna lungo i corridoi, dei faldoni sballottati da un camion all’altro, di carte che contengono la vita delle persone alla mercé del primo che passa, non solo non ci rassicura, piuttosto ci indigna e ci allarma. Chissà quanti atti nulli, alla fine di questa stagione di penombra, chissà quante prescrizioni in agguato, quante eccezioni, quanti difetti di notifica mineranno la macchina penale barese il giorno in cui tutto tornerà alla normalità. Il diritto fatto a coriandoli dopo anni di sottovalutazione, perché della sospetta inagibilità di via Nazariantz tutti sapevano. Inerzia o interessi? Sarà un’inchiesta della stessa Procura barese a stabilirlo.
Oggi, invece, magistrati e avvocati tornano a scendere in piazza, l’ennesimo atto di lotta dalla fine di maggio per ribadire quanto l’emergenza sia stata gestita male e quanti danni abbia subito la giustizia nel distretto. Ancora una volta i poteri dello Stato si scontrano in un dialogo impossibile che fin qui ha generato soltanto il caos. «Nessuna struttura, anche artificiale, si sottrae al processo di entropia (il caos) è il destino ultimo di ogni cosa». Avrà ragione Philip K. Dick, uno dei più immaginifici scrittori di fantascienza. Ma davvero è realtà tutto quello che sta accadendo?

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