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I «Francesco Boys» generazione di nativi digitali

«Quella marea chiassosa e multicolore ha fatto sapere in questo weekend di agosto che esiste anche un’Italia diversa da come spesso, per interesse o per pigrizia, viene dipinta»

papaboys

In settantamila sabato al Circo Massimo. In novantamila ieri mattina in Piazza San Pietro. Nel weekend in cui sembra che l’Italia debba fermarsi in nome delle vacanze, un esercito di giovani accorre da papa Francesco. Sono partiti da tutta Italia, con ogni mezzo e spesso con lunghe tappe a piedi, come gli antichi pellegrini. Perché l’hanno fatto? Perché è un modo divertente di stare insieme, perché è una vacanza un po’ diversa, perché in fondo non c’era di meglio da fare. 

Certo, tutto questo e forse altro ancora, ma questa massa di ragazzi e ragazze si è mossa, ha sudato e patito disagi soprattutto perché crede in un messaggio, in un progetto, in un’idea.
Ha molto colpito non solo la massiccia partecipazione, forse imprevista per gli stessi organizzatori, ma anche l’entusiasmo di questi giovani. A fronte delle mille brutture che affollano ogni giorno la cronaca e che dipingono una generazione delusa e senza ideali, spiccano i volti sorridenti e gli occhi piena di vita visti sabato e ieri. C’è dunque e per fortuna un pezzo di Paese «buono», che fa sperare in un domani diverso e migliore. Anche se Il Fatto Quotidiano rilevava ieri che «cercano l’impegno, ma non la politica». Lettura azzardata, minata dal rischio che comportano tutte le generalizzazioni. Altri (La Stampa) non hanno esitato a chiamarli i «Bergoglio boys», legandoli ma anche distinguendoli dai «Papa boys» che furono la grande scoperta di Giovanni Paolo II. La differenza sta nel fatto che quelli che hanno invaso Roma sono i cosiddetti nativi digitali, cioè una generazione che è nata sotto il segno di Internet.
Fino al pontificato del Papa polacco i giovani erano stati ugualmente presenti nella Chiesa, ma inquadrati in una serie di associazioni: l’Azione Cattolica, le Acli, Comunione e Liberazione, la Fuci, i Focolarini e tutta una serie di organizzazioni che insieme con scuola e famiglie si preoccupavano della formazione umana e culturale dei ragazzi. Ma le contestazioni degli anni ’70 ruppero questo schema consolidato e papa Wojtyla se ne accorse prima degli altri, istituendo la Giornata mondiale della gioventù: per parteciparvi l’unico requisito è la tua età, non tanto quella anagrafica, ma quella che ti senti addosso. Puoi essere credente o no, cristiano o musulmano, laico o chierico, ricco o povero: non ci sono vincoli per vivere un giorno insieme ai tuoi coetanei nel segno della speranza.
Anche i giovani che ieri erano a Roma si preparavano alla prossima Giornata della gioventù. Si terrà a gennaio in Colombia, tappa non alla portata come Roma, ma in molti ci andranno perché la gioventù non può essere fermata da niente e da nessuno. Neppure da chi racconta tempi cupi o vorrebbe riportarci nel passato.
Papa Francesco è apparso rinvigorito dal bagno di giovinezza, come accadeva a Giovanni Paolo II, che fino alla fine fu accompagnato dai canti e dalle preghiere di quei ragazzi che aveva cercato. A quella massa festante e colorata ha raccomandato di non farsi rubare i sogni e di ricordarsi che esiste anche un peccato di omissione. Due punti critici della civiltà contemporanea. Il primo perché implica la voglia di fare, di essere soggetti liberi e attivi e non schiavi dei condizionamenti, a cominciare dalle manipolazioni della tecnologia; il secondo perché impedisce che ciascuno si senta al sicuro nel suo mondo di piccole certezze dettate dal verbo avere piuttosto che dal verbo essere.
Quella marea chiassosa e multicolore ha fatto sapere in questo weekend di agosto che esiste anche un’Italia diversa da come spesso, per interesse o per pigrizia, viene dipinta. È un bel messaggio, speriamo che sia stato recepito dai nostri politici. Anche quelli che vorrebbero reintrodurre il servizio di leva obbligatorio, ripristinando così l’irreparabile furto di un pezzo della miglior parte di vita. Talvolta più che i corpi va in ferie il buon senso.

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