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Si parla di Ilva a Bruxelles: stop al carbone e resti aperta

Ilva

Un futuro, sostenibile, per l'Ilva di Taranto. Non un futuro qualsiasi ma un futuro sostenibile dal punto di vista economico, sanitario e ambientale (anche in un altro ordine ma a somma invariata). La Regione Puglia sceglie il Parlamento europeo per elevare il tono del confronto sull'acciaieria di Taranto mettendo attorno ad un tavolo personalità scientifiche di assoluto livello come sir Andy Haines, docente alla London school of hygiene and tropical medicine e pilastro della rivista scientifica «Lancet», il professor Eduardo Missoni, docente alla Bocconi, l'epidemiologo Prisco Priscitelli e gli specialisti pugliesi Gianmarco Surico, Alessandro Distante e Giuseppe D’Amato, per affrontare il dossier con un taglio specialistico.

Un approccio tecnico che segue quello contenuto nella proposta redatta dal dirigente regionale Barbara Valenzano e inviata al premier Conte e ai ministri Di Maio e Costa, offrendo alla politica proposte concrete per far uscire il siderurgico di Taranto nel guado in cui si trova. La politica per una volta ascolta in maniera interessata, superando vecchi e nuovi steccati ideologici e di appartenenza come dimostra la collaborazione che il governatore Emiliano ha chiesto e ottenuto dall’europarlamentare renziano Andrea Cozzolino nell’organizzazione dell’evento e la partecipazione al dibattito degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Piernicola Piedicini e Rosa D’Amato, tarantina.

La tesi di fondo della discussione tecnica è che occorre abbandonare il carbone. Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’Italia ogni anno spende circa 800 milioni di euro per riparare i danni ambientali e sanitari provocati dall’uso del carbone. Solo Taranto, ha spiegato il professor Missoni, sopporta costi annui per 400 milioni di euro a causa dell’attività del siderurgico tra sanità e mancati introiti dell’agricoltura e del turismo. Costi non internalizzati dal processo produttivo ma a carico della collettività.

«Se Taranto riuscirà ad abbandonare il carbone - ha detto il professor Andy Haines - sarà un grande successo per tutta l’Europa, per le nostre future generazioni alle quali non possiamo lasciare un mondo così inquinato come quello di oggi. Il cambiamento climatico ha implicazioni enormi sulla vita dell’uomo ed è provocato dalle emissioni provocate dalla combustione del carbone. Il phase out del carbone si può avere con incentivi destinati a chi adotta scelte industriali in tal senso e introducendo una tassa per chi si ostina a produrre con il carbone: con i proventi della Carbon Tax potrebbe essere finanziata la decarbonizzazione».

«L’Ilva è un ferrovecchio - ha detto, tranchant, Piedicini - e mi sembra folle investirci miliardi di euro per rifarla da capo. Sono convinto che Di Maio si muoverà tenendo come primo obiettivo la salute. Il piano Emiliano è il meno peggio ma non dobbiamo accontentarci, il meno peggio non basta». «Taranto è altro - ha aggiunto la tarantina Rosa D’Amato - e deve prendersi il suo futuro, abbandonando il passato. Il Governo ha una grossa responsabilità. Il futuro a Taranto non è l’Ilva, Taranto deve essere riconvertita economicamente, ridando una speranza agli oltre centomila tarantini che sono senza una lavoro».
«Il lavoro avviato dalla Regione Puglia è eccellente - ha detto Cozzolino, vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale - e inviteremo l’Europa a seguire da vicino il destino di Taranto. È il momento di fare delle scelte anche da parte del nuovo Governo. Ero segretario dei Democratici di sinistra a Bagnoli quando fu chiusa l’Italsider, invito tutti a fare molta attenzione».

«Noi non abbiamo fatto una proposta - ha concluso Emiliano - ma apparecchiato gli scenari. Se Di Maio deciderà di chiudere l’Ilva io sarò felice ma voglio capire come avverrà la chiusura, cosa ne sarà della salute e dell’ambiente dei tarantini, cosa accadrà agli operai. I governi precedenti avevano detto che l’Ilva era strategica e fuori da ogni norma. Adesso mi auguro che ci sia qualcuno che mi dice che la fabbrica non c’è mai stata, è sparita e c’è un futuro per l’economia della provincia di Taranto. Io non ho nessun problema a lavorare con il nuovo Governo ma se mi dirà che la fabbrica deve continuare a produrre allora la Regione deve avere un piano B ed è per questo che stiamo lavorando alla decarbonizzazione. Sia chiaro a tutti: se l’Ilva continuerà a produrre così come fa ora, rifacendo gli impianti spenti con le vecchie tecnologie a carbone, ci metteremo di traverso».

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Commenti all'articolo

  • R.Sorgenti

    25 Giugno 2018 - 10:10

    E' incredibile che un argomento così importante e strategico, come quello della produzione siderurgica in Italia, sia condizionato dai soliti "luoghi comuni" come il: "Cambiamento climatico , supposto antropogenico", è la dimostrazione di quanto assurda sia la situazione! Questi personaggi parlano di salute e di condizioni ambientali collegandoli alle emissioni di CO2 ??? pazzesco!

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