Martedì 26 Marzo 2019 | 11:37

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Un freno agli smartphone tra i mini-utilizzatori

cellulari

No a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Uso limitato a massimo un’ora al giorno nei bambini tra i 2 e i 5 anni e al massimo due ore al giorno per quelli tra i 5 e gli 8 anni... Avete capito, non è un racconto di fantascienza per i bambini, né la somministrazione agli stessi di un decalogo punitivo. Semplicemente è l’invito che per la prima volta la Società italiana di pediatria rivolge ai genitori consigliando loro modi e tempi sull’uso di cellulari e diavolerie di Rete nei bambini da 0 a 8 anni di età.

PANORAMA DOMESTICO - Il decalogo del bon ton cellulare, pubblicato sull’“Italian Journal of Pediatrics” e presentato a Roma in occasione del 74/o Congresso italiano di pediatria, non deve destare meraviglia. Lo smartphone e la narrazione in Rete appartengono ormai al panorama domestico dei bambini tra i 3 e i 5 anni: 8 di essi su 10 sanno usare il cellulare dei genitori. Assai spesso ne possiedono almeno uno, che usano con ineffabile efficienza e ineguagliabile maestria. Per cui gli scienziati provano, prima che sia troppo tardi, ad alzare le barricate della dissuasione per i mesi che seguono immediatamente la nascita.
Indulgiamo, pupeggiamo con i nativi digitali tanto da finire collusi nel coltivare un immaginario nel quale la presenza della magica scatoletta, Sua Maestà il cellulare, si intrufola, come nella celeberrima scena dell’ultimo film di Carlo Verdone, sin nel pozzo della vita. Perché allora meravigliarsi se mamma e papà diventano troppo spesso permissivi? La ricerche dicono che il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarre o calmare i frugoletti già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. Il documento dei pediatri italiani naturalmente sconsiglia, inoltre, l’accesso a programmi che supportino contenuti violenti e soprattutto lancia un forte e deciso no all’uso del cellulare come strumento “pacificatore.”

PASSIONI DIGITALI - Ci siamo capiti… Sfoderiamo l’animato e gracchiante talismano della pace quando si è nella disperazione di una notte – ennesima – senza sonno o quando attaccano quei pianti disperati che sembrano non avere una ragione. E dove i genitori provano a costruire, in loro assenza ci pensano i nonni e gli zii, specie quelli più smart e intraprendenti, a coltivare le precoci passioni digitali dei pargoli.

Siamo tecnofobi, nemici delle innovazioni? Niente affatto. Il presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Villani, si affretta a spiegare che non è partita nessuna crociata per la criminalizzazione delle tecnologie digitali. “Ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini, non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”. Sono da tempo note le evidenze scientifiche sui danni che genera l’uso prolungato e indiscriminato del cellulare nelle interazioni con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche.
E poi, tutti sanno che la relazione genitori-figli è fondata sull’emulazione per cui “è importante - aggiunge Elena Bozzola, segretaria nazionale Sip - porre ai bambini dei limiti e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei device perché i bambini sono grandi imitatori.”

LEZIONI - Intanto però qualche legge dovrebbe aiutare. E scusate se, in giorni in cui si rispolverano antiche ruggini con i cugini d’Oltralpe, guardiamo proprio al loro esempio. L’Assemblea Nazionale francese ha votato una proposta di legge della maggioranza di governo, La Republique en Marche (LREM), che introduce un “divieto effettivo” dei telefoni cellulari nelle scuole elementari e medie dall’inizio del prossimo anno scolastico. Non è che l’iniziativa trovi tutti d’accordo, tanto che le opposizioni parlano di una proposta “inutile“, un “imbroglio“, un’“operazione pubblicitaria.” Intanto, però, metà delle scuole francesi ha comunque già vietato l’uso del cellulare nel regolamento interno, in alcuni casi, in tutta l’area scolastica, in altri soltanto in classe. Inoltre, secondo il codice dell’Educazione, telefonare durante le lezioni è vietato ovunque già dal 2010.
Che ne direste se anche in Italia si seguisse l’esempio francese. Che ne direste se si introducessero dei limiti che forse avrebbe sottoscritto anche il teorico della «socierà aperta», Karl Popper, che era preoccupato per la strapotenza invasiva della televisione, figuriamoci cosa avrebbe scritto sull’egemonia tecnologica collegata all’avvento della Rete.

Certo, sarebbe un colpo fatale per le nostre innate doti di narratori…

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