Venerdì 16 Novembre 2018 | 08:26

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Quell'Italia nata nel frullatore di Internet

frullatore digitale

È curioso osservare come la nostra vita reale assomigli sempre di più a una vita virtuale. Si respira quella stessa commistione - per usare un termine nobile - che si percepisce navigando in Rete. La politica si fonde al sesso, lo sport alla scienza, il meteo alla moda. Si ha l’impressione che ormai la vita sia un gigantesco frullatore in cui tutto viene triturato e miscelato fino a trasformarlo in una poltiglia di situazioni indistinguibili fra loro.
Tutto questo alimenta un senso di confusione che impedisce di capire la complessità del mondo. E quando ci si sente confusi è facile credere a chi propugna ricette semplici, cioè semplicistiche, per risolvere qualunque problema.

A costoro viene dato il nome di «populisti» e, nonostante l’avversione di alcuni strati della società, si stanno affermando in molti Paesi. Il primo caso eclatante ha riguardato gli Stati Uniti con l’ascesa alla Casa Bianca di Donald Trump. Ma un po’ in tutto il mondo internetizzato si vanno affermando partiti e movimenti che hanno in comune questa capacità di mettere nello stesso calderone temi e problemi assai distanti fra loro.

È accaduto anche in Italia, dove un’estenuante campagna elettorale alla fine ha portato a un risultato senza veri vincitori. E dopo un’altrettanto estenuante trattativa per la formazione del governo si è arrivati a formare una maggioranza «internettiana». Cioè una compagine in cui i temi e problemi più diversi vengono frullati e amalgamati quotidianamente. Il tutto avviene al livello della comunicazione, la vera cifra dei cosiddetti populisti. Non ci sono decisioni o provvedimenti che modificano la realtà, ma dichiarazioni, affermazioni, discorsi che però mettono in moto meccanismi di azione e reazione che alla fine cambiano i fatti reali.

Un caso tipico è rappresentato dall’altalena dei mercati. È bastata qualche battuta sull’Europa o sull’euro per scatenare un terremoto. Lo spread continua a salire e così anche gli interessi che l’Italia deve pagar sul suo enorme debito pubblico. Eppure fino a oggi non c’è stato alcun atto concreto del governo Conte.
Anche in politica estera, proprio in questi giorni in cui è in corso il G7, si sta verificando la stessa situazione. È bastata qualche dichiarazione del premier scelto da Salvini e Di Maio, perché si cominciasse a temere della fedeltà dell’Italia alla Nato. Dopodiché arriva Salvini e dice che la Nato deve difenderci dai clandestini e dai terroristi. In altri tempi qualcuno avrebbe chiesto: ma che c’entra la Nato - che è un’alleanza militare nata per contrastare un’altra alleanza di diverso segno politico - nella gestione di flussi migratori, sicurezza e ordine pubblico? È la logica del frullatore che non porta mai a distinguere e analizzare i problemi sino in fondo. Attività quest’ultima fuori moda, un reperto di quando la comunicazione la facevano solo i giornali. Adesso l’informazione e quindi la comprensione della vita quotidiana poggia sui due strumenti che più di ogni altro deformano la realtà. La tv attraverso le immagini, strumento principe della manipolazione; Internet attraverso quella continua commistione di cui si diceva all’inizio.

La Rete utilizza una logica più subdola: non altera la realtà, ma la frantuma, la mischia, la dilata, la priva dei connotati spazio-temporali fino a renderla virtuale, cioè solo potenziale. Esattamente come i continui proclami che arrivano da tempo agli italiani: faremo, diremo, vedremo. Possibilità, non verità. Il caso Ilva è esemplare: in campagna elettorale i 5 Stelle hanno annunciato e ribadito più volte la necessità di chiuderla. Grillo è intervenuto giovedì per dire che va bonificata per trasformarla in un grande parco, come ha fatto la Germania con la zona mineraria della Ruhr. Ma subito Di Maio, che prima di essere ministro e vicepresidente del Consiglio è il leader dei 5 Stelle, lo ha messo in riga dicendo che quelle espresse dal comico genovese erano idee personali.
Un possibile rimedio, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sta nel mettere da parte Salvini e Di Maio e sostituirli con altri. Ormai c’è una fetta più che consistente della società - non solo italiana - che ragiona (è un ossimoro) secondo la logica del frullatore internettiano. Le ultime elezioni non hanno fatto altro che metterci di fronte a questa realtà. In questo senso aveva ragione Di Maio a dire che è cominciata la Terza Repubblica. È quella figlia di Internet e del passaggio dalla realtà alla virtualità.

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