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Se il parcheggiatore abusivo si converte alla tecnologia

parcheggiatore abusivo

Il parcheggiatore abusivo, soprattutto al sud, è una creatura funesta che popola le aree di sosta, libere e a pagamento, più frequentate di ogni città. A Bari è coriaceo, letale, senza scrupoli, capace di insistere fino allo sfinimento. A suo modo, però, è democratico: che si tratti di una Ferrari o di una vecchia 500, avanza quasi sempre le stesse pretese, l’importante è che l’obolo non scenda sotto l’euro.

Sguardo fiero, non accetta l'elemosina ma il pagamento di un «servizio». E non suoni strana la definizione, perché di un vero e proprio servizio si tratta, tanto che oggi è possibile prenotarlo anche via WhatsApp. Sì perché, il parcheggiatore abusivo è entrato nell'era digitale e, per fidelizzare i suoi clienti più affezionati e facoltosi, usa la messaggistica istantanea. Vi serve un posto auto garantito? Basta aprire l'applicazione contrassegnata dal telefonino verde e indicare posizione preferita e orario di arrivo. Pagamento alla consegna. La mancia, però, deve essere generosa. Dipende dal tempo di permanenza ma, se va via tutta la serata, sotto i 5 euro difficilmente si scende. Se siete nella mailing list di un professionista della sosta prolungata a sbafo, avete risolto i vostri problemi di parcheggio. L'abusivismo 3.0 non riposa mai, anzi, dal venerdì alla domenica gli sms di prenotazione aumentano e così gli incassi.

Per il momento la pratica, oggettivamente costosa, è poco diffusa. Mantenere certe relazione con i clienti può risultare dispendioso. A Bari poi per gli abusivi del parcheggio questi sono tempi duri. Dallo scorso mese di ottobre la Polizia locale ha cominciato a notificare i primi Daspo urbani, provvedimenti che impongono ai destinatari di tenersi lontani, almeno per sei mesi, dal «posto di lavoro». All'inizio la nuova sanzione pareva aver messo in fuga la nutrita schiera di lavoratori in nero ma poi, come spesso accaduto negli anni, dopo ogni sfuriata, è tornata la quiete e gli abusivi hanno ripreso a lavorare. Tutti risultano nullatenenti e le salatissime sanzioni amministrative finiscono inesorabilmente tra i crediti inesigibili. Prestatori d’opera insostituiti, insuperabili nell’arte di confondersi con l’ambiente che li circonda, sono tornati a presidiare il centro, gli ospedali, le aree vicine ai grandi uffici, quasi materializzandosi dal nulla. Giureresti che fino a un minuto prima non erano lì, eppure c’erano, invisibili. Per segnalare la loro presenza emettono ancora un verso inconfondibile «Capo! Capo!» con pesante cadenza dialettale. Quando dall’automobile scende una donna, il richiamo cambia assumendo quasi una eco aspirata «Signorah !, signorah!» e poi «...lasci un caffè a piacere?» con inflessione che fa molto folk.

I loro presìdi preferiti a Bari sono a Piazza Moro, dove controllano con particolare insistenza il parcheggio ex Aci; Corso Cavour (anche qui orbitano famelici dalle parti del posteggio recintato); le aree intorno e interne agli ospedali, dove irretiscono puntualmente parenti e congiunti dei ricoverati, in visita ai loro cari; il molo San Nicola e il Lungomare di Crollallanza, in particolare nelle sere in cui si accende la «dolce vita».
«Acquartieramenti» di parcheggiatori abusivi si segnalano quasi quotidianamente un po’ ovunque intorno ai mercati. E quando a tarda ora «smontano» o la domenica restano a casa ci sono i migranti, gli extracomunitari pronti a rimpiazzarli. Però non usano ancora WhatApp.

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