Lunedì 25 Marzo 2019 | 14:42

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L’Europa batta un colpo e l’Italia si muova in Europa

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In una fase in cui la politica estera italiana si trova ad essere necessariamente limitata a causa dello stallo che perdura in Parlamento, e soprattutto tra i partiti, in vista della formazione di una nuova maggioranza di governo, sono molteplici i fattori di instabilità che aumentano il grado di incertezza a livello globale e, in particolare, per l’Europa ed il nostro Paese.

Partiamo anzitutto dal “puzzle” mediorientale, che ha nella Siria la tessera più difficile da incastrare. Intorno a Damasco si concentrano tutte le tensioni che stanno percorrendo la regione e che potrebbero preludere ad una pericolosa escalation tra Israele e Iran che avrebbe conseguenze devastanti per la stabilità dell’intera area.

Netanyahu ha mostrato, nel corso di una presentazione teatrale, le prove che Teheran starebbe proseguendo il proprio programma nucleare e missilistico a scopi offensivi, mettendo probabilmente a repentaglio i tentativi di mediazione con gli Stati Uniti effettuati da Macron e dalla Merkel nel corso delle loro visite a Washington della scorsa settimana. Donald Trump ha infatti indicato il prossimo 12 maggio come scadenza entro la quale deciderà se ritirare l’adesione americana all’accordo di Ginevra, che aveva sancito un ridimensionamento delle ambizioni nucleari iraniane e contribuito a fare uscire il regime degli ayatollah dall’isolamento internazionale. Un segnale contrario di Washington suonerebbe come un implicito “via libera” per Israele, che si troverebbe inoltre supportato dall’Arabia Saudita, con la quale da diverso tempo si registra una inedita comunione di intenti che ha la sua principale ragion d’essere proprio nella rivalità con l’Iran. Le prove fornite da Netanyahu andrebbero intanto sottoposte al vaglio dei suoi principali alleati inclusa Italia che ha preponderanti interessi nell’area alla pari di Germania e Francia in vista di affiancare all’attuale trattato altre misure che assicurino stabilità ed interrompano la corsa agli armamenti che si è da tempo innescata

Non possiamo poi sottovalutare le tensioni in campo economico per le minacce legate all’imposizione di nuovi dazi da parte degli USA. L’UE è stata finora esentata dalle nuove barriere tariffarie che hanno colpito soprattutto la Cina, ma è particolarmente preoccupata per le conseguenze indirette che i dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni cinesi di acciaio e alluminio potrebbero avere sul settore siderurgico europeo, poiché il mercato comunitario potrebbe essere invaso da prodotti cinesi a costi inferiori. Se fino ad ora le mosse di Trump hanno creato più clamore che effetti concreti (non tutti sanno che il primo esportatore di acciaio e alluminio verso gli USA è il Canada, mentre la Cina è solo al quarto posto, con una quota di mercato pari solamente al 10%), nel giro di un mese l’UE potrebbe essere colpita da misure molto più serie e drastiche che penalizzerebbero le sue esportazioni verso il Nordamerica. Gli USA vogliono infatti riequilibrare il deficit commerciale con l’UE per quanto riguarda lo scambio di beni (senza però considerare che lo scambio di servizi vede Washington registrare un netto surplus che, in pratica, riduce sensibilmente lo squilibrio commerciale tra le due aree).

L’Europa deve dunque farsi sentire, sia in tema di politica estera che economica. Negli ultimi giorni l’asse Macron-Merkel sembra essersi consolidato con l’aggiunta della britannica May, che ha portato i tre ad emettere una dichiarazione congiunta sull’importanza di preservare l’accordo con l’Iran. Se da una parte è positivo che questo “M3” assicuri coordinamento tra le principali potenze europee anche nell’era della Brexit, dall’altra è allarmante il fatto che l’Italia venga esclusa da queste conversazioni. I nostri interessi strategici nel Mediterraneo ed economici in termini di export sono troppo importanti per essere delegati ad altre potenze europee: uno dei primi compiti del nuovo Governo sarà dunque quello di riportare l’Italia al tavolo dei leader continentali al fine di incidere sulla linea politica europea dei prossimi mesi.

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