Martedì 19 Marzo 2019 | 16:01

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Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, il 7 luglio a Bariincontro ecumenico per la pace

Papa Francesco

Tre visite del Papa in soli cinque mesi costituiscono per la Puglia un primato con pochi e rari precedenti. Il pontefice non si muove dal Vaticano per privilegiare un territorio: lo fa avendo un obiettivo preciso, un tema pastorale da sostenere e da indicare. Il Papa diventa pellegrino seguendo un principio del suo magistero, affronta un viaggio scegliendo il valore della meta. Perché dunque tre volte in Puglia in cinque mesi? In cosa consiste questo concentrato di cattolicità della regione tanto da indurre Bergoglio a questi viaggi così frequenti?

La prima volta di Francesco in Puglia risale al 17 marzo scorso. Tappa a San Giovanni Rotondo, dopo una breve sosta a Pietrelcina: i luoghi di Padre Pio. Meglio: il santo Padre Pio.

Il frate delle stimmate si distinse in vita per la sua predicazione in favore dei sofferenti, tanto da attivarsi per la costruzione di un ospedale nel paese del suo convento, in cima al Gargano, un ospedale che oggi rappresenta una delle poche eccellenze sanitarie della Puglia. Padre Pio, San Pio, significa insomma attenzione per la sofferenza, fede operosa per alleviare le pene degli ammalati. E per il Papa raccogliersi in preghiera sulla tomba del frate santo significa rimarcare ulteriormente, in chiave pastorale, questa predilezione per chi soffre e sopporta le pene corporali sostenuto dalla fede.

Il secondo viaggio di Bergoglio in Puglia è di una settimana fa. Il 20 aprile Papa Francesco è stato prima ad Alessano e poi a Molfetta, e cioè la città natale e la sede episcopale del vescovo Tonino Bello, il Servo di Dio che i fedeli vogliono santo. Anche in questo caso, Bergoglio ha scelto luoghi-simbolo di una predicazione operosa. Nel giubileo del dies natalis di don Tonino, ai fedeli che a migliaia si sono riuniti in preghiera ha segnalato la predicazione in favore degli ultimi, dei poveri, degli emarginati. Ha citato più volte le parole di don Tonino attingendo dai suoi vari testi ed ha fatto sua una raccomandazione del vescovo salentino: quella ad essere contemplattivi, scritto e detto con due «t», cioè incantati davanti alla Croce e nello stesso tempo operosi, impegnati, mobilitati per la fede.

La terza volta di Francesco in questa regione sarà il 7 luglio con un altro obiettivo dichiarato: sarà un incontro ecumenico sulla pace in Medio Oriente. Sarà una giornata «di riflessione e preghiera» non a caso a Bari: nel documento di annuncio diffuso dalla Santa Sede, infatti, la città è definita «finestra sull’Oriente che custodisce le reliquie di San Nicola», ovvero il santo più venerato al mondo, patrono di Russia e di tutte le chiese ortodosse orientali. A questo incontro il Papa intende invitare i capi di Chiese e Comunità cristiane della regione mediorientale. Il programma di questa giornata non è stato ancora definito; si sa solo che l’incontro di Francesco con i leader delle Chiese d’Oriente, di quelle evangeliche e di quella ortodossa si svolgerà nella basilica pontificia in cui sono custodite le reliquie di San Nicola. Non è stato precisato, al momento, se ci saranno anche invitati di altre religioni (ebrei e musulmani): per ora si parla solo di «incontro ecumenico» e dell’obiettivo che è la pace. Non è chiaro neppure se ci sarà una parte pastorale della visita con una liturgia del Papa con la diocesi locale. È però significativo che questo incontro sia convocato sulla tomba di San Nicola a pochi giorni da un’altra tappa importante sotto il profilo ecumenico: la visita a Ginevra, il 21 giugno, su invito del Consiglio Ecumenico delle Chiese, che quest’anno celebra i settant’anni dalla fondazione.

Sofferenza, povertà ed ecumenismo, dunque. Ecco: si spiega così il «laboratorio» pugliese del magistero di Bergoglio. I temi che identificano il santo Padre Pio, don Tonino Bello e San Nicola sono le ragioni delle tre visite papali in Puglia in rapida successione, ma sono anche tre direttrici conclamate del pontificato di Francesco. Ci sarebbe da aggiungere il tema dell’ambiente, cui questo Papa ha dedicato un’enciclica, e che ha fatto ipotizzare più volte un suo viaggio anche a Taranto, finora senza conferme ufficiali ma anche senza smentite.

La pace in questa fase è la vera urgenza. Così come avviene ad Assisi con la preghiera interreligiosa sulla tomba di San Francesco, un santo italiano e patrono dell’Italia, così sarà a Bari sull’altare di San Nicola, vescovo turco e taumaturgo, pastore del dialogo tra le Chiese cristiane.

L’anno scorso, quando una reliquia di San Nicola fu trasferita per due mesi in Russia e fu venerata da milioni di fedeli (a cominciare da Putin), il patriarca di Mosca Kirill segnalò Bari come «città di mediazione». E l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, a San Pietroburgo ebbe modo di replicargli proponendo San Nicola come «patrono del cammino verso l’unità e la comunione».

Questa iniziativa forte di Papa Francesco sembra rendere concreti tutti questi auspici. La Puglia, in questo momento, può diventare davvero la terra del dialogo e dell’incontro. La terra della pace.

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