Mercoledì 27 Marzo 2019 | 03:15

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La popolazione italiana invecchia inesorabilmente e i nuovi nati sono sempre meno. Continuando così ci avviamo ad avere tre italiani sopra i 65 anni ogni 5 persone in età lavorativa. Se poi scorriamo l’ultimo report Istat su «Natalità e fecondità della popolazione residente» scopriamo quella che viene definita l’apocalisse demografica italiana: 100mila nati in meno in 8 anni, nonostante l’alto tasso di natalità delle famiglie immigrate. In questo contesto ci si sarebbe attesa dal Governo una serie di provvedimenti per promuovere la vita, la difesa e la tutela della famiglia tradizionale e dunque aperta alla vita.

Considerando che l’aborto è sempre un dramma, non solo per il bambino soppresso ma anche per la madre, ci si sarebbe attesa dal Governo una grande campagna per attuare la parte preventiva della legge 194. Spot governativi per promuovere le associazioni ed i numeri verdi che aiutano le donne a non abortire. Sostegno psicologico ed anche economico alle donne con situazioni di difficoltà. Adozione nelle scuole superiori di libri di testo (e ce ne sono) in cui le donne che hanno abortito (e che in seguito se ne sono pentite) raccontano la loro esperienza reale. Promozione della possibilità di evitare l’aborto dando in adozione il figlio non voluto.

Un significativo sostegno al reddito delle famiglie numerose. Una fiscalità che avvantaggia chi ha più figli da mantenere. Una programmazione televisiva che propone costantemente la vita e la famiglia come un grande valore e i bambini non come un intralcio alla carriera ma come un bene da tutelare.

E invece abbiamo visto tutto il contrario. Abbiamo assistito ad una dilagante indignazione di fronte ai manifesti affissi a Roma con l’immagine di feti che stanno per essere soppressi. Abbiamo visto mobilitazioni politiche per garantire il “diritto” ad abortire. Abbiamo visto governatori regionali che si sono politicamente scagliati contro i medici obiettori di coscienza e abbiamo visto addirittura movimenti per l’abolizione dell’obiezione di coscienza dalla legge. E assistiamo quotidianamente ad una programmazione televisiva generalista più a misura di adulto e di anziano che di bambino.

Impressiona tutta questa mobilitazione contro la vita nascente fatta passare per presidio di libertà e di diritti. Impressiona che il Governo non abbia destinato vera attenzione alle 85 mila creature che, nonostante il massiccio uso odierno delle tecniche contraccettive, ancora vengono soppresse in Italia sotto i ferri senza aver visto la luce. Così come impressiona che il Governo abbia dedicato tanto tempo e tanta attenzione alle norme sul fine vita, sul «diritto» del paziente a rinunciare alla sua vita e tanto poca all’assistenza anche psicologica del paziente ancora in vita pur se in difficoltà.

C’è da dire che questa incultura del no alla vita spacciata per «diritti civili» dilaga in tutto il mondo. Il Consiglio d’Europa ha condannato l’Italia non perché sopprime drammaticamente 85mila creature incolpevoli e inermi sotto i ferri dell’aborto ma perché non garantisce abbastanza il diritto di abortire. Ugualmente gli ultimi due presidenti democratici americani, Clinton ed Obama, come primo atto di governo delle loro amministrazioni non hanno scelto misure per l’occupazione o il benessere delle famiglie, ma norme per estendere il diritto di abortire, quasi fosse un pegno da pagare per dimostrare di essere veramente contro i valori della tradizione.

E poiché queste figure fanno politicamente scuola e determinano il «politicamente corretto», oggi invece di tutelare con coraggio la vita nascente e la madre bisognosa e sofferente, siamo capaci di spostare un ponte per tutelare le abitudini riproduttive dei gabbiani, ma rivendichiamo, anche con violenza, il diritto di sopprimere la voce di una piccola creatura umana che esiste e geme anche se ancora non parla.
Domenico Crocco

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