Domenica 24 Marzo 2019 | 11:39

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 
L'analisi
Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

 

Il Biancorosso

L'ALLENATORE
Bari, le scelte di mister Cornacchini"Palmese difesa forte e ben organizzata"

Bari, le scelte di mister Cornacchini
"Palmese difesa forte e ben organizzata"

 

NEWS DALLE PROVINCE

HomeIl siderurgico
Ex Ilva, Fim a Regione Puglia: «Avviare corsi per lavoratori in cassa integrazione»

Ex Ilva, Fim a Regione Puglia: «Avviare corsi per lavoratori in cassa integrazione»

 
MateraTragedia sfiorata
Matera, la mongolfiera sbatte: feriti gli otto a bordo

Matera, la mongolfiera sbatte: feriti gli otto a bordo

 
LecceLa visita
Patto Cnr-Eni sulla ricerca: il premier Conte in visita a Lecce

Patto Cnr-Eni sulla ricerca: il premier Conte a Lecce incontra anche olivicoltori

 
FoggiaOccupazione
Foggia, i Centri per l’impiego si allargano

Foggia, i Centri per l’impiego si allargano

 
BrindisiIl caso
Cimitero privatizzato a Ceglie Messapica, la Lega: «È una cosa sospetta»

Cimitero privatizzato a Ceglie Messapica, la Lega: «È una cosa sospetta»

 
BatIl caso
Canosa, «Datemi i soldi per la droga» e minaccia gli anziani genitori: arrestato

Canosa, «Datemi i soldi per la droga» e minaccia gli anziani genitori: arrestato

 
Altre notizie HomeTra sacro e profano
Sannicandro di Bari, ecco i pentoloni di ceci per festeggiare San Giuseppe

Sannicandro di Bari, ecco i pentoloni di ceci per festeggiare San Giuseppe

 
HomeVoto day
Elezioni regionali in Basilicata, urne aperte: si vota dalle 7 alle 23

Elezioni regionali in Basilicata, urne aperte: si vota dalle 7 alle 23

 

Bullismo e dintorni

Lo show mediatico può aggravare la malattia sociale

Lo shov mediatico può aggravare la malattia sociale

Chi sono io? Come appaio agli altri? Chi sono i miei amici? Queste domande, latenti nell’età infantile, esplodono con l’adolescenza e ci accompagnano per l’intera esistenza. In base alle risposte che riusciamo a darci stabiliamo le relazioni con gli altri. Il nostro “io” interagisce con gli altri e cresce con le relazioni. È una sfida emotiva e cognitiva. Viverla nel modo sbagliato può portarci a ricorrere alle strategie del “bullismo”. Che non è un fenomeno solo della scuola elementare o media, ma è presente anche come arma degli adulti quando non diventa vera e propria violenza. Il bullismo è il prodotto moderno di una costruzione mentale e sociale antica, si realizza con una relazione di potere asimmetrica (il presunto forte contro il debole).

Rimanda al rapporto padrone-schiavo, modello della società autarchica, autoritaria e di prossimità familistica. La novità è che oggi il bullismo si manifesta in modo più sofisticato perché può maneggiare armi inedite di pressione psicologica e di minacce tecnologiche di diffusione sociale di immagini e commenti offensivi e di disprezzo. Come contrastarlo? Non è semplice perché diversi sono i campi di battaglia e di impegno, dalla famiglia ai diversi gradi di educazione e istruzione, dai gruppi sociali formali e informali alle relazioni di internet. Nella società tradizionale, gerarchica e autocentrata, prevaleva la famiglia autoritaria fondata sul potere del padre. Tutto era prevedibile, ogni pezzo dell’esistenza, dalla nascita alla morte, doveva dipanarsi in base alle regole trasmesse dalla tradizione da generazione in generazione.

Era la «famiglia delle regole» che non consentiva deroghe. Lo stesso conflitto tra l’io emergente dei figli avveniva all’interno del recinto familiare o della famiglia allargata a parenti e amici prossimi. Ruoli e funzioni dovevano rispondere alle necessità concrete della salute e della sicurezza alimentare e fisica della famiglia. Il rapporto asimmetrico e di potere era tra padre e figli. L’imperativo freudiano di «ammazzare il padre» per affermare il proprio io era l’unica dialettica possibile. Questo modello plasmava mente e attività di cognizione. I ragazzi destinati al lavoro sapevano come comportarsi. Chi era destinato all’istruzione conosceva in anticipo il suo ruolo e il comportamento da assumere: responsabilità, rispetto dei docenti e dell’autorità, senso del dovere, non erano solo valori ideali ma imperativi normativi.

Dagli anni Sessanta del secolo scorso in poi è tutto cambiato. L’io di ciascuno di noi si è liberato dalle catene del vecchio sistema gerarchico e si è messo alla ricerca di se stesso e dei nuovi modi per stare al mondo. La stessa famiglia, messa sotto accusa dalle proteste giovanili, da famiglia delle <regole> è via via diventata una «famiglia degli affetti» (come affermano molti psicologi) cercando nuovi rapporti paritari al proprio interno. Lo stesso crollo demografico, con famiglie sempre più «anziane» e con un solo figlio, ha modificato il comportamento dei genitori, da autoritario che era quando i figli erano numerosi ad atteggiamenti protettivi e con aspettative alte concentrate sull’erede. Molti di questi genitori non contraddicono le richieste dei figli per paura di provocare chissà quali danni. Spesso è venuto meno lo stesso modello di famiglia perché le separazioni hanno frammentato le relazioni tra figli e genitori, determinando a volte un isolamento esistenziale dei figli proprio nella fasi cruciali della crescita. Nel vissuto di molti bulli non mancano storie di violenze pregresse in famiglia e di conflitti non regolati.

Tutte le tensioni si sono trasferite all’esterno della famiglia. Nella scuola e nelle relazioni interpersonali. Le classi e i gruppi allargati dalla Rete sono i nuovi mondi di un conflitto per l’affermazione del sé. Guai ai deboli, ai remissivi e a chi non risponde alle rappresentazioni simboliche dei nuovi modelli di successo. Questa tempesta che con l’adolescenza s’intreccia con quella ormonale del corpo determina uno stravolgimento dell’identità e della socialità (Che corpo ho? Ho bisogno di amici? Come deve essere la mia ragazza?). Se non si riesce a dare una risposta positiva e ri-costruttiva del sé la relazione con gli altri si altera e si ammala. E nello stesso tempo il mancato riconoscimento dell’altro deforma la percezione di se stessi. Il bullo nasce in questo crogiolo magmatico quando comincia ad avere paura di non farcela ad affrontare le sfide della vita e finisce quindi per imboccare le strade malsane dell’offesa e della violenza psicologica nei confronti di coetanei, amici e non, pensati più deboli ed isolati. Gli episodi drammatici confessati dalle vittime di soprusi di bullismo rivelano il sadismo degli autori. «Mi dicevano cicciona, sei brutta». «Mi attaccavano alle spalle con riferimenti alla mia sessualità di gay». «Alla fine mi sentivo diverso, emarginato e ridicolizzato». Offese di tipo razziale e gesti osceni con offese completano una parte del quadro. Molti casi di pressione e violenza sugli stessi insegnanti presentano una sintomatologia simile.

Il bullo ha un pensiero ripetitivo e ossessivo. Le sue azioni aggressive, la manipolazione delle relazioni sociali, l’intenzionalità e la persistenza del suo comportamento violento sono sintomi che dovrebbero essere percepiti e capiti in tempo utile per un intervento di interruzione della sequela di prepotenze. Ecco perché è richiesta una preparazione rinnovata degli insegnanti anche dal punto di vista psicologico-cognitivo. Solo un’alta formazione dei docenti può mettere al riparo la scuola e i suoi standard educativi. Insegnanti deboli sul piano didattico e culturale sono i bersagli preferiti da parte dei bulli. Un insegnante autorevole è più rispettato. Questo ovviamente non significa che tutti gli insegnanti per salvarsi dalle minacce devono essere bravi a tutti i costi. In questi casi la scuola deve avere un piano B e anche un piano C per individuare in tempo i bulli e saperli sanzionare.

Il bullismo è diventato una malattia sociale. La sua esplosione mediatica rischia di gonfiarlo a dismisura e di trasformarlo in un modello per gruppi non solo marginali. E’ nostro dovere, anche di noi giornalisti, sapere affrontare questa minaccia, essere in grado di analizzarla individuo per individuo, ed evitare di trattare il fenomeno come una semplice alterazione della fisiologia comunitaria. Il bullismo si aggiunge ad altri fenomeni anche più pericolosi, anzi forse li nutre, come quello della violenza nelle città, delle aggressioni a donne e anziani, alimentando così un senso di insicurezza diffusa con conseguenze sulla salute della democrazia. L’impegno contro il bullismo condiziona la qualità del vivere civile.

Tonio Tondo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400