Martedì 26 Marzo 2019 | 23:50

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Se in Comune
così fan tutti
cioè non fanno
e non vanno

comune di Ficarra, assenteista

Così fan tutti... perché magari, qualcuno dichiara candido, “succede da trent’anni”. Così l’assenteismo impera e fa proseliti. A Ficarra (Messina) vengono indagati 23 dei 40 dipendenti del Comune, dei quali 16 sono interdetti dai servizi pubblici per 9 mesi. Anche in Sardegna con le stesse accuse cadono sotto la scure dell’interdizione 4 dirigenti medici e 3 infermieri del poliambulatorio di Sorso.
Vince in Italia l’insostenibile forza dell’emulazione: chi è più “dritto” e lesto degli altri? Non c’è da meravigliarsene. I neuroni specchio, e gli interessi personali, spesso mascherati da insoddisfazioni sul lavoro, ci inducono a comportarci senza remore o ostacoli di etica o professionalità. E se un collega insegna o copre l’altro, evitando di marcare le uscite - per non contabilizzare come permesso o ferie la doppia e tripla sortita per la spesa, il caffè, il meccanico, la passeggiata - anche gli altri imparano ben presto a emulare e a ricambiare il favore.

Nel caso di Ficarra, un’indagine avviata nel 2016 dai Carabinieri della Compagnia di Patti ha accertato una cronica, diffusa e generalizzata abitudine dei dipendenti a vario titolo del Comune ad allontanarsi per motivi personali dall’ufficio. Gli indagati driblavano la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica sì da occultare i periodi di assenza dal lavoro ed evitare le decurtazioni di stipendio. Nel complesso gli inquirenti hanno accertato 650 assenze arbitrarie per un ammontare di oltre 12.500 minuti. Tra i 16 destinatari della misura cautelare ritroviamo 3 dirigenti, che rispondono in concorso con gli altri perché avrebbero omesso di controllare i colleghi.
Un vero e proprio “sistema fraudolento e patologico” ai danni della pubblica amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi in un contesto di “anarchia amministrativa“, come ha scritto il gip. E il malaffare pervasivo e diffuso non poteva che realizzarsi e reggersi attraverso atteggiamenti di complicità tra controllori e controllati, scrivono i carabinieri, “in un clima di cronico disinteresse per le funzioni pubbliche svolte e di totale assenza di senso del dovere”.

Nel 2017 il Rapporto sui Comuni del centro di ricerca Ermes ha fotografato i dati dell’assenteismo in Italia: nei Comuni piccoli, dove gli organici sono più ridotti e lo spirito di squadra consente un controllo reciproco, le assenze sono minori (46,1 giorni in media, ferie comprese), mentre l’indice prende quota nelle amministrazioni con più di mille dipendenti. Palermo, Cagliari, Catania e Torino spingono in alto il dato delle città, mentre a Napoli, Rimini, Milano e Salerno le assenze sono più basse. Da Guinness dei primati solo località come Locri, dove malattie, congedi, permessi e ferie hanno tenuto i dipendenti del Comune lontano dal posto di lavoro per 99,4 giorni in un anno, a un passo dal “doppiare” la media dei Comuni indicati nel rapporto Ermes.

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, si è chiesto recentemente: «È possibile che su 13mila dipendenti, 2.350 usufruiscano della legge 104?» La legge 104 del 1992 garantisce l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti dei disabili e di coloro che devono occuparsi di loro. Nel 2016, secondo i dati del conto annuale del Tesoro, alla Regione Sicilia i dipendenti hanno usufruito della legge per 169.496 giornate: 80.659 utilizzate da uomini e 88.837 da donne.
Ma, più che per aree o regioni, l’assenteismo sembra prevalere nel settore pubblico, dove in media, secondo l’Ufficio Studi CGIa, si ammala 1 dipendente su 2, il 57%, a fronte di statistiche di 1 su 3, il 38%, per il privato.
L’ubiquità invisibile dello scambio è tuttavia un male collettivo, che dilaga laddove i controlli non esistono e si vive in una sorte di limbo dell’improduttività. L’ assenteismo è così uno stile di vita, il disinteresse abituale, l’approccio apatico a problemi politici, sociali, culturali. Ma nella repubblica dove il lavoro manca e i giovani fuggono, la mutazione ha trasformato l’attitudine generale nella ricerca sistematica e scientifica delle assenze dal lavoro per più ragioni e tempi, spesso con la copertura compiacente di una certificazione medica, oltre che di una coscienza personale assai fioca.

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