Respiriamo aria senza pensarci, eppure questa sostanza invisibile è una delle principali determinanti di salute pubblica. L’inquinamento atmosferico all’aperto e negli ambienti chiusi è associato a milioni di morti premature ogni anno. Le stime più aggiornate indicano che l’esposizione combinata all’inquinamento dell’aria esterna e di quella indoor è associata a circa 6,7 milioni di morti premature all’anno nel mondo, con effetti legati a ictus, malattie cardiache, broncopneumopatia cronica ostruttiva, tumore del polmone e infezioni respiratorie acute.
In Europa i progressi nella qualità dell’aria sono reali ma non ancora sufficienti, e decine di migliaia di decessi premature sono attribuibili ogni anno all’esposizione al particolato fine oltre i livelli considerati sicuri. Il problema non riguarda solo l’aria che respiriamo all’aperto. All’interno delle abitazioni e degli edifici, l’aria può accumulare inquinanti invisibili e pericolosi che influenzano la salute di chi ci vive ogni giorno. In questo quadro, intervenire in modo efficace richiede strumenti di monitoraggio e tecnologie in grado di ridurre l’esposizione e la dose di inquinanti inalati.
Il monitoraggio della qualità dell’aria è fondamentale per conoscere con precisione l’esposizione effettiva. Reti di sensori affidabili e integrati con sistemi ufficiali consentono di identificare micro aree critiche, anticipare picchi di inquinamento e proteggere le persone più vulnerabili, come anziani, bambini e chi convive con patologie croniche. In questo modo non conta solo la media annuale di un inquinante, ma quanto tempo la popolazione rimane esposta a livelli nocivi. All’interno degli edifici gli interventi di filtrazione e controllo diventano spesso ancora più efficaci. Un esempio studiato recentemente in Italia riguarda i purificatori d’aria Niveus con filtri ULPA, testati in una ricerca indipendente in collaborazione con il Politecnico di Milano. Nel corso di uno studio sperimentale in diverse aule scolastiche milanesi, l’installazione di questi purificatori ha portato a una significativa diminuzione delle concentrazioni di particolato ultrafine e a una riduzione delle assenze per malattia tra gli studenti, insieme a un miglioramento osservabile nei sintomi respiratori riferiti.
Questo tipo di evidenza scientifica conferma che soluzioni tecnologiche ben progettate possono contribuire a migliorare la salute e il benessere delle comunità scolastiche e non solo. Anche nel contesto domestico esistono tecnologie scientificamente validate che aiutano a ridurre l’esposizione agli inquinanti. I purificatori Dyson per ambienti domestici, con i loro filtri HEPA completamente sigillati, sono in grado di catturare fino al 99,95 per cento delle particelle ultrafini, inclusi pollini, polveri sottili e altri inquinanti invisibili. Alcuni modelli integrano sensori multipli che rilevano automaticamente la qualità dell’aria e regolano la purificazione in tempo reale, rendendo questi dispositivi adatti alle condizioni quotidiane di abitazioni e uffici. Accanto ai purificatori d’aria, sistemi di filtrazione multifunzione come quelli proposti da HYLA utilizzano l’acqua come mezzo filtrante per trattenere polveri, allergeni e particelle sottili durante le operazioni di pulizia delle superfici. Questo approccio riduce la risospensione di contaminanti nell’aria, contribuendo a mantenere ambienti domestici più salubri e a ridurre l’esposizione complessiva agli inquinanti sospesi. La progettazione degli edifici per favorire la ventilazione naturale può fare un ulteriore passo avanti con soluzioni come le schermature solari esterne di Griesser, che regolano l’ingresso di luce e calore, migliorano il comfort termico e facilitano il ricambio d’aria naturale senza aumentare i consumi energetici. Progettare edifici che sfruttano al massimo la ventilazione naturale è una componente chiave nella riduzione della concentrazione di inquinanti indoor. Un rischio spesso trascurato riguarda il gas radon, un gas radioattivo naturale incolore e inodore che può accumularsi negli spazi chiusi, in particolare nei piani seminterrati o in edifici con scarsa ventilazione. L’esposizione a lungo termine al radon è riconosciuta come un fattore di rischio per lo sviluppo di tumore del polmone anche in chi non fuma, ed è considerata il secondo fattore di rischio principale dopo il fumo di tabacco per questa forma tumorale. Per intervenire in modo preventivo è fondamentale conoscere i livelli effettivi di radon negli ambienti domestici e lavorativi.
In questo campo entrano in gioco dispositivi avanzati come i monitor Radoff Sense e Radoff Now, progettati per il controllo in tempo reale della qualità dell’aria indoor, incluso il gas radon. Questi sensori IoT misurano costantemente polveri sottili, composti organici volatili, anidride carbonica, temperatura e umidità, insieme al gas radon, fornendo dati consultabili tramite applicazioni dedicate. La tecnologia di rilevazione del radon nei dispositivi Radoff è stata calibrata e validata in ambito tecnico e ambientale, confermandone l’accuratezza e l’affidabilità nei contesti domestici e lavorativi. Per gli inquinanti gassosi indoor, come biossido di azoto e composti organici volatili, le strategie di mitigazione devono essere integrate. Ventilazione controllata, cappe di aspirazione efficaci nelle cucine e materiali a basse emissioni di sostanze chimiche aiutano a ridurre la presenza di gas nocivi. Filtri a carbone attivo o adsorbenti specifici possono essere combinati con sistemi di purificazione meccanica per trattare gli inquinanti non catturati dai filtri meccanici da soli.
Un’altra innovazione interessante riguarda i rivestimenti fotocatalitici esterni come quelli sviluppati da REair, che sfruttano la luce e processi fotochimici per favorire la decomposizione degli inquinanti atmosferici applicati a superfici urbane. Considerare l’aria come un’infrastruttura significa trattarla come una componente essenziale della salute pubblica e progettuale. Misurare, intervenire e verificare sono passaggi chiave per costruire città e ambienti di vita più sani. Gestire l’aria con consapevolezza significa trasformare un rischio invisibile in una scelta progettuale, sanitaria e sociale, con benefici tangibili e accessibili per tutti.
















