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La favola Brancaccio si spegne sul più bello agli Internazionali di Bari

La favola Brancaccio si spegne sul più bello agli Internazionali di Bari

Julia Grabher (a destra) e Nuria Brancaccio sul centrale del Ct Bari

L’austriaca Grabher con una marcia in più ma la giocatrice azzurra è promossa. Mille spettatori sulle tribune del Ct che ammirano anche la «prospettiva» Paoletti

12 Settembre 2022

Antonello Raimondo

C’è mancata la ciliegina sulla torta. Un’italiana vincente davanti a mille spettatori indemoniati sarebbe stata goduria allo stato puro. Ma a Nuria Brancaccio si può dire solo grazie. Per le emozione che ha regalato con le sue vittorie, per la carica che ha trasmesso con il suo coraggio, per la gioia che ha saputo trasmettere con il suo tennis creativo. Questa settimana resterà tatuata nel suo cuore. La prima, si spera, di un percorso destinato a risultati virtuosi.

Julia Grabher ha vinto con merito, va detto. L’austriaca, 120 del mondo, ha giocato un tennis di grande sostanza. Costruendo con il dritto, arrotato e pesante, un percorso che l’ha portata a essere sempre avanti nel punteggio. Brancaccio è stata brava a non finire travolta da un ritmo superiore provando sempre a essere se stessa. Con le variazioni di gioco, seguendo a rete il servizio, usando lo slice per togliere ritmo a una Grabher che cercava subito di prendere campo. Stanca, forse, più mentalmente che fisicamente. Il pubblico l’ha capito e ha provato a tenerla su. Non c’è mai stata, però, la sensazione di una partita in equilibrio. Nemmeno quando, Nuria, s’è portata sul 4-5 nel primo set. Però l’atteggiamento della ventenne di Torre del Greco è stato comunque da giocatrice di livello. Disunita a tratti, vero. Ma mai realmente fuori dal match. Provando fino all’ultimo a portare il gioco su ritmi a lei più congeniali. Anche nel secondo set Brancaccio s’è fatta notare per doti caratteriali importanti. Sotto 0-3 ha trovato le energie per rifarsi sotto (2-3) prima di dover subire l’assalto finale di una Grabher solidissima.

L’Italia, però, riesce comunque a portare a casa un trofeo in questa prima edizione dell’«Open delle Puglie», montepremi di 125 mila dollari e tanta voglia di diventare nei prossimi anni un appuntamento ancora più esplosivo. Tutto merito di Elisabetta Cocciaretto, sul gradino più alto del podio al fianco della serba Danilovic. Per l’azzurra, ora, sarà un po’ più facile smaltire la delusione per la sconfitta in singolare dopo aver sprecato più di un’occasione per guadagnarsi un posto in semifinale.
«Sono felice, è stata una settimana molto positiva ma un pizzico di delusione c’è», dice Nuria tra gli applausi del pubblico. «Avreio voluto fare di più ma non sono riuscita a esprimere il mio tennis. Ovviamente anche per i meriti di Julia. Grazie alla Federazione per quanto crede in me, grazie alla gente di Bari per l’affetto che mi ha regalato. Facciamo un patto. Tra un anno ci rivediamo qui e spero di non aver bisogno di una wild card», il sorriso di Nuria.

Vittorio Magnelli gongola. Com’è giusto che sia per chi, come lui, riveste il ruolo di direttore tecnico del centro federale tecnico di Formia. Qui a Bari ha visto giocare, e bene, due ragazze di belle speranze (oltre a Brancaccio anche Matilde Paoletti ha dimostrato di poter meritare il livello di un torneo del genere) e un’altra che già frequenta «ambienti» abbastanza altolocali, la Cocciaretto, già top 100. «La Federazione investe tanto nei giovani, cerchiamo di aiutarli e siamo convinti che nel giro di 3-4 anni anche il tennis femminile potrà produrre le eccellenze di quello maschile», le parole del tecnico azzurro. Gli appassionati di Puglia scendono i gradoni del centrale con gli occhi felici. Il tennis vive un momento virtuoso. E questa settimana l’ha confermato alla grande. Pubblico, idee, entusiasmo, passione. La ricetta vincente.

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