Mercoledì 24 Aprile 2019 | 02:12

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la storia

Stefania la «guerriera»
avvocata non vedente

Barlettana, capacità straordinarie e una volontà di ferro

Stefania Doronzo

di GIUSEPPE DIMICCOLI

BARLETTA - «Mi sono sempre astenuta dal celebrare il giorno dedicato alle donne, perché non condivido il modo di festeggiarlo. Per molti infatti è solo un’ennesimo momento di aggregazione. Ho una mia personale opinione su questo argomento, bisogna strumentalizzare meno certe celebrazioni per concentrarsi sul significato delle stesse, e in questo caso riflettere di più sul ruolo della donna nella nostra società». Parla così Stefania Doronzo, trentatrenne barlettana, avvocata non vedente assoluta. Avete letto bene. Solo la sua straordinaria determinazione le ha permesso di coronare il suo sogno. Le difficoltà? Per noi umani - nel senso che Stefania è super - inimmaginabili. Scontato il voto: 110 all’Università degli Studi di Bari. Gli studi? Sempre con le audioregistrazioni. Ha dichiarato al «Il Dubbio»: «Fai registrare integralmente i testi e li ascolti. Ma, ovviamente, se hai dubbi e vuoi ripassare solo un punto specifico è tutto più complicato. Una persona vedente apre la pagina che desidera e rilegge ciò che gli interessa, io dovevo riascoltarmi un’ora o un’ora e mezza di registrazione prima di arrivare al punto. Ma il mio motto è “volere è potere”».

Stefania, inoltre, alla Gazzetta ha fatto sapere: «Proprio all’esame di Stato dato che portavo diritto del lavoro come materia d’esame, tra le tante domande mi fu chiesto a che punto si è per quanto riguarda il ruolo della donna nel mondo del lavoro e se quel principio di parità di genere spesso usato nei più svariati contesti, sia davvero realtà. La domanda era forse anche un po’ personale, forse quello che mi si chiedeva oltre al dato normativo legislativo, implicitamente, era la mia sensazione anche in quanto diversamente abile».

L’analisi continua: «Nel mondo del lavoro posso dire che se da un lato le misure a favore della maternità, del congedo parentale, le direttive europee volte ad evitare qualsiasi tipo di discriminazione sul posto di lavoro compresa la discriminazione di genere, denotano che la donna di oggi certamente ha è riuscita in questi anni a rivendicare il suo ruolo nella società, dall’altro lato però a mio parere, la strada da percorrere è ancora in salita. Le belle parole spesso e volentieri, rimangono solo sulla carta. Così assistiamo a casi di mobbing a danno delle donne, sia verticale, perpetrato dal datore di lavoro, che a quello orizzontale, messo in atto dagli stessi colleghi. Statisticamente, le donne sono più esposte a questo tipo di situazioni, perchè è ancora molto radicata nella nostra cultura l’idea per la quale gli uomini sono quasi sempre più bravi delle donne, e quando invece le donne riescono ad emergere, anche con ruoli dirigenziali non sempre riescono ad ottenere il loro riconoscimento sociale. Nel mondo lavorativo delle donne diversamente abili, anche in questo caso la disparità tra uomo e donna è molto radicata, le lavoratrici donne diversamente abili, trovano ancor meno lavoro degli uomini, in sostanza, la donna in campo lavorativo se per affermarsi rispetto all’uomo deve dimostrare di essere ancora più brava di quest’ultimo, la donna diversamente abile, deve inventarsi una specie di superman, il suo sforzo deve essere notevole, e il minimo accomodamento, rischia di lasciarla indietro».

La conclusione: «Nel mio percorso di formazione devo essere sincera, non ho mai sofferto questa doppia inferiorità, l’essere donna, e per di più diversamente abile, mi sento molto fortunata e ho incontrato nel mio cammino tante persone che hanno creduto in me, poi di mio sono stata sempre una guerriera, non mi sono mai curata dei giudizi e pregiudizi altrui, concentrandomi sugli obbiettivi. Penso che l’otto marzo deve tornare ad avere la funzione per cui questa giornata è stata istituzionalizzata, si sono fatti passi avanti, ma bisogna sensibilizzare ancora molto su questo tema per giungere davvero a realizzare pienamente quel principio di parità, è necessario però che le donne in primis ricomincino a rivendicare il rispetto per loro e per il loro corpo, mi sento di dire alla luce di quanto accaduto nel mondo del cinema e anche nella vicenda del corso di magistratura sulle ipotetiche molestie sessuali, che il ribaltamento della cultura può avvenire solo se siamo noi a volerlo, bisogna dire no con forza a determinate situazioni, come dico sempre io, le barriere in questo mondo prima che essere architettoniche, strutturali, sono mentali, dobbiamo alzare di più la voce e far sentire con forza che ci siamo, troppe volte le donne in politica come in altri ambiti, sono scherno di insulti sessisti o discriminazioni di genere. Ed è per questo che bisogna sensibilizzare di più sul tema. Mi piacerebbe che lo Stato fosse più presente verso le e donne che subiscono violenze. Purtroppo spesso le donne non denunciano perché non trovano lo Stato che le ascolta e protegge. Vorrei dedicare questa mia intervista a una donna davvero speciale, purtroppo scomparsa nel maggio 2016 che è stata per me una maestra di vita e un esempio di grande serietà professionale Maria Antonietta Lanotte Chirone. Un esempio unico. Un faro per tutte le donne».

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