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I Gary's dirty fingers
da Latiano
con il rock nelle vene

Gary's dirty fingers

I Gary's dirty fingers

di RITA SCHENA

Nel nome di Gary Moore. In Puglia c'è una «cover band» che da anni suona un ricercato «hard blues» in omaggio al chitarrista nordirlandese scomparso nel 2011, tanto che il gruppo nel settembre 2016 ha assunto anche il nome di un album del musicista, decidendo di presentarsi come i «Gary's dirty fingers».

«Siamo un gruppo di quattro più due – spiega ridendo – Pino Faggiano, la chitarra del gruppo - oltre a me, Antonio Gioia alle tastiere, Fabrizio Di Salvo basso e voce, Roberto Cati alla batteria, praticamente il gruppo di cinquantenni, ai quali si aggiungono, quando gli impegni lo permettono, i due più giovani Carlo Gioia (Sax) e Pietro Gioia (tromba), fratelli gemelli trentacinquenni che abbassano notevolmente l'età media».

Il gruppo degli indomiti si conosce da anni e dal settembre 2016 suona insieme, alcuni sono musicisti diplomati, Pino invece è un autodidatta. «Come il 90% dei musicisti degli anni '60 e '70. Non ho mai studiato veramente musica, ho sempre suonato per me stesso con tutta la passione che riesco a metterci. Chi suona lo sa, far musica, suonare in un concerto, a volte ti da un piacere paragonabile solo ad un orgasmo, è questo che ti fa andare avanti».

Pino non è un musicista professionista, non guadagna facendo concerti, per raccontarsi deve interrompere quello lo sta occupando in questi giorni: la raccolta di olive nel suo campo a Latiano. «Suoniamo perché ci piace, ed è questo che tra i tanti nostri impegni ci dà la carica per coordinarci. Quando ci chiedono di suonare, magari per qualche serata di beneficenza non diciamo mai di no, è il nostro modo per impegnarci».

Lavoro, famiglia, come si riesce a vivere una passione così grande? «Cercando di superare tutte le difficoltà, comprese le mogli che si alterano se porti a casa l'ennesimo strumento musicale che a loro sembra uguale ai tanti altri che hai».

I Gary's dirty fingers non suonano solo tra Latiano e dintorni brindisini, ma anche in tour all'estero, sono stati in Basilicata per il «Matera festival blues», e c'è in pentola un progetto per un rassegna musicale a Budapest.

La loro musica non è di semplici cover, ma rielaborano le melodie di Gary Moore, aprendosi a influenze e contaminazioni. «Un anno fa abbiamo inciso un cd con i brani più famosi di Moore e stiamo vedendo di realizzarne un secondo con alcuni nostri inediti».

«Quando suoniamo dal vivo lo facciamo alla vecchia maniera, senza trucchi o inganni con basi preregistrate o altro – sottolinea Pino – e questo appassiona chi ci ascolta, la qualità diversa viene immediatamente compresa. Per noi è una gran gioia quando persone assolutamente digiune di rock o blues ci dicono che apprezzano la nostra musica. Significa che riusciamo a trasmettere un linguaggio universale e che tutti comprendono. Tra l'altro suonare l'hard blues è difficile come genere da proporre, in Italia oltre a noi ce ne sono pochi che lo praticano».

Un linguaggio universale quello della buona musica che per i Gary's dirty fingers potrebbe portarli anche oltre l'Adriatico a Sarajevo. Ci sarebbe infatti un progetto di tre scuole di Francavilla Fontana, il liceo scientifico, il classico “Villa” e il comprensivo “Billotta-Montessori” che li vorrebbero per creare un ponte culturale con alcune scuole bosniache. La musica può fare magie.

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