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sino a domenica 29

Una domenica sul mare
Monopoli riscopre i gozzi

La Pro Loco propone le gite con i pescatori

gozzo monopoli

di EUSTACHIO CAZZORLA

MONOPOLI - «Gozzovigliando» risveglia l’anima marinara di un intero territorio. I gozzi sono usati come gondole con i pescatori al timone e i turisti che affluiscono numerosi. La città mette una seria ipoteca sulla destagionalizzazione in questo periodo dell’anno. Su quali basi? Sulla rarità di un modo di navigare, pescare e vogare, che viene da lontano.

I veneziani hanno imparato dai bizantini a fare le barche. I gozzi erano la barca di servizio delle tartane e lungo l’Adriatico la loro forma si è evoluta a seconda del luogo di costruzione e dell’impiego. Con una sola certezza. Le sue misure sono ancora in palmi napoletani e per la costruzione servono «maestri d’ascia» e non ci si affida a un progetto ma a garbi e sagome.

È una barca che non teme il mare e nemmeno lo scorrere del tempo. Forse in questo consiste il fascino di salirvi a bordo.

L’occasione si può sfruttare sia oggi, domenica 22 ottobre (dalle 10 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30) sia domenica 29 ottobre (solo al mattino). L’organizzazione è a cura della Pro Loco «Perla di Puglia» e del Gac «Mare degli ulivi» con l’assessorato comunale alle risorse produttive. L’evento «Gozzovigliando» è inserito nel più ampio programma di «Sulle vie del mare».

Il segreto di questa barca è nel suo peso e nel legno che si utilizza: mogano, pino russo e legni tropicali. Il gozzo è un po’ come le polpette in cucina, il frutto di un lavoro di recupero. Perché nasce da tutti quei ritagli che i maestri d’ascia mettono da parte quando costruiscono i più grossi pescherecci. Legni e colori avanzati.

Nel giro di poco tempo i gozzi sono diventati anche il simbolo cittadino e vecchi artigiani li creano in miniatura per i turisti.

L’arte dei gozzi, nel barese, resiste solo qui a Monopoli. Li costruiscono nel Salento a Gallipoli e in qualche altro posto. Sono diversi da quelli di questa zona, spesso costruiti proprio a Monopoli dai due laboratori, quello di Nicola Lafronza e quello di Antonio Saponara, nonno e nipote stesso nome e stesso mestiere. Antonio senior ha 81 anni e una vita spesa fra legni, chiodi, colori. Antonio junior è fiero di avere imparato l’arte dal nonno, ma anche dal padre Vincenzo, più dedito a costruire i pescherecci. I Saponara sono la conferma che il gozzo non è solo un prodotto dell’artigianato ma un’arte che si tramanda di padre in figlio. E i gozzi monopolitani sono diversi da quelli di altre zone, del Leccese, più simili a barche da lago. Perché in Salento non ci sono forti correnti e la chiglia può essere quasi piatta e la prua più bassa.

I gozzi di Lafronza sono con prua a becco d’anatra, quelli dei Saponara sono con la forcella a corna e soprannominati «le cornute». Antonio Saponara junior assicura che la forcella è il marchio di famiglia: «Serve per remare con un remo solo, come una gondola, e il remo funge anche da timone». Il gozzo si misura ancora in palmi napoletani (26 centimetri), non in metri e può essere lungo da 13 a 18 palmi (3,5, massimo 4,8 metri) con prua e poppa a cuneo. A Monopoli sono blu e rossi in onore ai colori della Madonna della Madia, protettrice della città.

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