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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Campiotti: «Con 'Figli'
racconto un altro Sud»

Giacomo Campiotti

BARI - «Ormai si parla moltissimo di Sud in tantissimi film già fatti e che sua stanno facendo. Ma come penso un pò ne soffriate qui, ci sono sempre tantissimi luoghi comuni e sempre le stesse storie. Spero che la mia abbia un punto di vista abbastanza originale, che è quello di un ragazzo, e della possibilità di riscatto che nasce e si sviluppa tutto nel Sud, dove c'è anche una parte molto forte, e mi sembra sempre crescente, che sta cercando di spostare il timone da un’altra parte». Lo ha detto il regista Giacomo Campiotti parlando con i giornalisti che oggi a Bari ha incontrato sul set di 'Figli'.
«Il film - ha sottolineato il regista - parla decisamente del Sud, penso e spero con una certa originalità, cioè con un punto di vista nuovo». «E' una storia di impegno civile e di riscatto - ha spiegato - sul coraggio e la possibilità di cambiare la propria vita: la storia di un ragazzo che deve scegliere la propria strada anche se la sua famiglia lo sovrasta». Quindi, ha concluso, è anche la storia di un Sud dove «ce la si può assolutamente fare se si ha la volontà, perché le capacità ci sono».

Al contrario il regista spara a zero contro le ultime fiction che fanno dei criminali un modello per i ragazzi. «Personalmente sono contrarissimo, non come regista ma come uomo e come padre, alla rappresentazione dei criminali che poi spesso diventano dei modelli per i ragazzi», perché in maniera «pericolosa» e «irresponsabile» vengono rappresentati «molto fighi e spregiudicati», ma «viene raccontata poco la miseria umana che c'è dietro: la povertà umana e spirituale profonda, e l'infelicità che queste persone vivono».  

Il regista, al quale è stato chiesto come mai ci sia una grande attenzione del pubblico per fiction che si concentrano sulla criminalità, come ad esempio Gomorra, ha evidenziato che «la televisione italiana» sta «seguendo il modello americano» e quindi «cerca dei film violenti, forti». «E quindi, banalmente - ha aggiunto - se vuoi ambientarli in Italia, e pensi a situazioni dove sia possibile avere scene action, con sparatorie e omicidi, vai a cadere su quello che è la camorra, la mafia». «Ma l’esigenza di spettacolarizzare - sottolinea - secondo me tradisce anche il senso della storia». «Non basta - ha concluso - parlare di impegno sociale e raccontare temi importanti, perché quello che conta è come li tratti».

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