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LECCE - Prende il via la raccolta fondi per la nascita del primo mulino di comunità della Puglia, sul modello di quanto già fatto in Calabria (mulino di San Florio, raccolti 500mila euro). L’obiettivo sfiora i 50mila euro, ma non si parte da zero. Assieme a un docente Unisalento e alla rete dei piccoli produttori di Salento Km0, Casa delle Agriculture lancerà la campagna domani mattina a Castiglione d’Otranto, frazione del Comune di Andrano, in provincia di Lecce, durante la semina collettiva dei cereali, che inizia già oggi a Spongano, sempre nel Salento.

L’iniziativa è voluta dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino, che da anni si occupa di riconversione in agricoltura naturale di terreni abbandonati, ceduti in comodato d’uso gratuito. A sostenere la campagna è un’intera rete fatta di associazioni e piccoli produttori, coordinati da SalentoKm0, oltre che di semplici cittadini. L'obiettivo economico da raggiungere è di 47.700 euro. Non si parte da zero: al momento, sono già stati raccolti 8mila euro. «Avere un mulino con macine in pietra - sottolineano i promotori dell’iniziativa - significa garantire la lavorazione di qualità dei cereali antichi per ottenere farine sane. Se quel mulino, però, è di comunità, allora la sfida è doppia: significa dare a giovani contadini l’opportunità di reinventare dal basso, collettivamente, le sorti di un pezzo di territorio».

Il rito della semina collettiva dei cereali antichi, che si articolerà in due giornate, si tiene per il quarto anno consecutivo. Solo a Castiglione d’Otranto, Casa delle Agriculture ha sottratto all’abbandono 15 ettari, coltivati a farro, orzo e grani, oltre che a canapa e ortaggi, con metodi rigorosamente naturali. «Ma ovunque, ormai, - spiegano i componenti di Casa delle Agriculture - spighe considerate scomparse fino a qualche anno fa hanno ripreso a spuntare, grazie all’impegno di contadini lungimiranti. Tuttavia, l'assenza di un mulino collettivo, che sia punto di riferimento per tutti con equità di accesso, rappresenta un limite che rischia di inficiare lo sforzo della produzione. La gestione sarà affidata ad un’azienda agricola di nuova costituzione, braccio operativo dell’associazione. Questo consente di creare, oltre a un servizio a costi sociali, anche opportunità di lavoro per giovani che hanno scelto di restare o tornare nella propria terra».

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