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di ALESSANDRA CAVALLARO

TARANTO - «Il verbo leggere non conosce l’imperativo. È come il verbo amare, non si può imporre».
È questo il messaggio su tre ruote che il maestro Antonio La Cava vuole portare tra i bambini di Taranto. È sua l’idea del Bibliomotocarro, nato vent’anni fa camminando tra i banchi di scuola «quando ho cominciato a notare un indebolimento tra i libri e il mondo della fanciullezza».
L’Apecar di strada ne ha fatta, girando la Puglia. Ora il maestro La Cava vorrebbe arrivare a Taranto e offrire le sue letture, i suoi laboratori, i suoi chilometri, al Comune, ai dirigenti scolastici, alle associazioni.

«Conosco Taranto perché qui ho frequentato il magistrale al Livio Andronico - spiega -. E sono tornato poco tempo fa durante la Notte della Cultura. Ho avuto la sensazione che Taranto avesse bisogno di un progetto fortemente orientato al futuro. E il futuro è dei bambini, che per fare la differenza, cambiare le cose, devono imparare ad amare la lettura. A capirne il beneficio. Ecco mi piacerebbe in qualche modo contribuire a questa crescita, portando il Bibliomotocarro da una scuola primaria ad un’altra, da un quartiere di Taranto ad un altro. Creare un unico racconto, e affidarlo ai bambini. Taranto ha bisogno di lanciare un forte segnale di vita, superare questa condizione di passività. Il vostro destino non è già segnato, deciso».

Il maestro Antonio La Cava ha 70 anni, tre figli e 5 nipoti. Il suo Bibliomotocarro, porta in giro un migliaio di libri. L’Apercar 500 non è solo biblioteca con sala lettura, ma anche una mini sala per proiezioni. Sì, tutto in piccolo mezzo su tre ruote.
«Sono andato in pensione 6 anni fa - racconta - dopo 42 anni di servizio. Ero figlio di contadini, i miei genitori erano abbastanza poveri, il mio destino era lavorare giovanissimo e non studiare. Poi si sono convinti, mi hanno concesso di andare a scuola, e lo hanno fatto per migliorare la nostra condizione. Loro però davano agli studi una finalità più alta che era quella di un impegno e una dedizione per far crescere la società. Credo che il Bibliomotocarro sia il frutto, raccolto dopo tanti anni, di quella solidarietà contadina di una volta».
Una solidarietà poi maturata nelle sue classi, cementata con i suoi giovanissimi studenti. Il maestro La Cava è di Ferrandina, Matera, ma ha insegnato anche per tre anni ad Altamura. «Vent’anni fa ho cominciato ad avere paura - dice - paura nel pensare ad un paese di non lettori. I miei piccoli studenti lo hanno capito, e sono stati proprio loro a suggerirmi di portare in giro la lettura. E diventare così un maestro di strada».

Il Bibliomotocarro è, a tutti gli effetti, una biblioteca viaggiante con prestito gratuito di libri. Volumi, pagine che hanno messo le ruote. «Portiamo in giro anche il progetto il “Libro Bianco” - aggiunge -. È una specie di laboratorio itinerante di scrittura, e facciamo in modo che i bambini si raccontino. Vogliamo che le loro storie si mescolino ad altre storie, in altri paesi».
A questa attività sono legati anche due laboratori che puntano alla scoperta della semplicità del bello. «Del resto - conclude il maestro - l’Apecar è un mezzo povero, lento, popolare. Genuino, come un libro». Semplice, appunto, come il bisogno dei bambini di Taranto di scrivere un altro copione.

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