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Brindisi, il maestro Conte a Palazzo Nervegna

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Franco De Simone
La Sala d’arte ubicata nell’ex Corte d’Assise di Palazzo Granafei-Nervegna (via Duomo) propone un incontro con la pittura e la scultura di rilevante importanza atteso che espone lo scultore-pittore Carmelo Conte. 

Nella Sala d’arte dell’antico palazzo nel cuore della città torna l’artista che ha cara la città che per lui è stata ed è, da sempre, un punto di riferimento considerato importante. Molte le opere di Conte che insistono a Brindisi, da ultima, la stupenda «Via Crucis» realizzata per la Chiesa di San Giuseppe (al cimitero), oggetto di continue visita da parte di molti.

Chi è Carmelo Conte? È un artista del nostro tempo che ha il coraggio di realizzare sculture che lasciano il segno in quanti le osservano e pitture destinate ad arricchire, culturalmente parlando, quanti riservano all’arte una parte del loro tempo. 

Conte non è un artista che non è prigioniero di formule stilistiche, le sue opere vogliono essere libere di essere interpretate e per Conte la libertà significa confrontarsi, giorno per giorno, con la realtà: cogliendone uno spicchio, riducendolo alla propria qualità istintiva, approfondendolo in maniera autonoma, dandone una propria interpretazione. In sostanza: tutte le opere dello scultore-pittore di Latiano, esprimono se stesse. 

Non si può restare insensibili nell’osservare, le opere esposte nella Sala d’Arte di Brindisi; non c’è assoluto bisogno di essere eccessivamente acculturati (è il pericolo che spesso frena molti dal frequentare le gallerie d’arte) perchè basta seguire il proprio istinto per restare soddisfatti. I temi delle opere di Conte sono affrontati con assoluta schiettezza, senza infingimenti. È questa la forza primaria dell’artista assurto, a giusta ragione, a livello internazionale, e non solo perchè le sue tele e le sue sculture si trovano oramai in ogni dove, ma soprattutto perché Conte sa trasmettere la sua arte facendola comprendere, sino a fare innamorare l’osservatore.

Di Carmelo Conte, Maria Pia Pettinau Vescina, critico d’arte, ha scritto: «La sua scultura, nata dopo una lunga gestazione grafico-pittorica, si nutre dell’eco della memoria, di immagini lungamente sognate e rielabora fantasticamente, in un ritmo di slanci e di pause quel ricco patrimonio culturale intessuto delle opere e dei giorni dell’uomo».

Mentre il prof. Massimo Guastella, di Conte acuto critico, sostiene: «Volti-maschere da tratti spigolosi, figure dense di attributi, esprimendo nella dimensione simbolica la sua cifra più nota, la Madre Terra, affrontando anche il mito del mare con terracotte parzialmente patinate».

Nell’arte sacra lo scultore-pittore latianese trova essenza, spiritualità e consapevolezza del Creato e, plasmando la materia in una sorta di estasi, tenta di penetrare il Mistero di Dio.

In quest’ambito si realizza la «Via Crucis» , il Tabernacolo e la Resurrezione al Santuario di Cotrino a Latiano, al Santuario di San Cosimo ad Oria, il monumento a Padrea Pio a Francavilla Fontana, la pala d’altare nella Cattedrale di Oria e tanto altro ancora.


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