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A Monopoli il «segreto» delle antiche mummie

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di EUSTACHIO CAZZORLA

Nobili famiglie contrapposte in vita e unite dal culto della morte dal XVII secolo in poi. Accade a Monopoli (Bari) e le famiglie di cui parliamo sono gli Indelli e i Palmieri. I primi donarono alla chiesa di Santa Maria del Suffragio (detta del Purgatorio) l’ora - torio che oggi ospita le 9 mummie tra cui la piccola Plautilla di Francesco Indelli. I secondi non furono da meno e realizzarono il putridarium della chiesa di via Padre Nicodemo Argento 16. Come dire che la «camera di mummificazione» fu un dono degli antagonisti di sempre. In quel soccorpo sistemato proprio sotto la canonica avvenivano i processi di tanatometamorfosi (mummificazione) dei corpi per la scolatura naturale, così tanto in auge nel Regno delle Due Sicilie dal XVIII al XIX secolo.

Nelle mummie di Monopoli come in quelle di tante altre località del meridione resta in auge il retaggio dei riti antichi della doppia sepoltura. L’antico concetto per cui il defunto non è più vivo e nemmeno completamente morto fino al disfacimento della carne che lasciava affiorare il candore inalterabile delle ossa. La metamorfosi cadaverica come metafora di purificazione dell’anima fino alla seconda sepoltura.
Che non avvenne per le mummie del Purgatorio ancora esposte in un’ala laterale della chiesa dove ha sede la confraternita di Nostra Signora del Suffragio per le anime del Purgatorio. Sorse sul suolo di una tragedia, il crollo del campanile della vecchia cattedrale romanica, nel 1687, con 37 morti e molti feriti.

In quel luogo di morte prende vita oggi, alle 18, la seconda fase della due giorni di studi su «Riti e pratiche della morte in età moderna», iniziata ieri a Bari. Introduce Annastella Carrino (Università di Bari), relazionano Francesco Paolo de Ceglia (Università di Bari) e un vero esperto di mummie, il curatore della Cripta dei Cappuccini di Palermo Dario Piombino Mascali. La Carrino specifica che «dopo la Controriforma ci fu un tentativo di normalizzazione dei riti della morte. Ritualità intorno al defunto e riti sul defunto, in un segno di continuità fra i vivi e i morti». De Ceglia relaziona su Plautilla di Francesco Indelli. Morta a 2 anni, in un’epoca in cui un bambino su 3 non sopravviveva ai 2 anni. L’unica mummia senza data di morte, unica anche in quanto bambina.

«Gli occhi di Plautilla sono delle protesi – spiega de Ceglia -. Dobbiamo recuperare quel modo di guardare alla morte tipico degli uomini del passato e così lontano dal nostro per comprendere il senso di queste mummie. Erano l’estensione della vita dei cari che si erano persi. Tutto questo si coniuga con il grande slancio del Purgatorio che si ha dopo la Controriforma perché la Madonna che dà sollievo alle anime del Purgatorio è il segno che contraddistingue la differenza fra il mondo cattolico e quello protestante». Il viso di Plautilla sembra fosse ricoperto di una sostanza chiara per simulare il colorito di una bimba viva.

Tra le mummie Giovanni Amato Giaquinto di Caserta, governatore di Barletta prima e di Monopoli poi (morto il 24 novembre 1793). Due Longo, Cesare (morto il 1 gennaio 1776) e Onofrio (morto il 15 gennaio 1786). E tra i misteri irrisolti anche quel Pietro (?) Insanguine (morto il 2 dicembre 1772) organista del Purgatorio e della cattedrale e fratello del più noto musicista napoletano del ‘700 Giacomo Insanguine detto «Monopoli» per la città di nascita.

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