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Sapiens e Neanderthal forse la loro unione avvenne a Portoselvaggio

di BIAGIO VALERIO
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di BIAGIO VALERIO

NARDÒ - Il panorama di Portoselvaggio coronò l’unione tra Sapiens e Neanderthal? Finalmente il distretto preistorico di Nardò è di nuovo sotto la lente della ricerca. Esclusa la famosa grotta del Cavallo, dove il cantiere di scavo è ininterrottamente oggetto di studio da parte dell’Università degli Studi di Firenze (Fabio Martini, ordinario di Paletnologia, e Lucia Sarti, ordinario di Preistoria), i restanti siti esistenti nel perimetro del parco naturale omonimo attendevano da mezzo secolo di essere ripresi. E l’opportunità da cogliere è immensa. Giampiero Dantoni, autore di una delle “bibbie” salentine sul tema (L’acqua scolpì un cielo di pietra, Conte editore, 1995) spiega che i «nuovi progressi tecnologici e metodologici hanno nel frattempo radicalmente aumentato la capacità analitica della scienza preistorica con risultati spesso eclatanti. I vecchi studi andrebbero perciò rivisti da questo punto di vista».

L’importanza di questa affermazione è dimostrata dal caso ormai famoso e rivoluzionario dei “dentini” trovati a grotta del Cavallo molti anni fa. «A noi – dice lo studioso - preme sottolineare la necessità e l’importanza di riaprire le ricerche nel distretto preistorico di Portoselvaggio e revisionare i vecchi studi alla luce delle moderne tecniche». Proprio quello che hanno iniziato a fare da un po’ di tempo alcuni ricercatori, Filomena Ranaldo (Università di Siena) e Leonardo Carmignani (Università Rovira I Virgili di Tarragona). Hanno cominciato, da qualche settimana, con la grotta-riparo di Serra Cicora A, situata a poca distanza dal sito neolitico omonimo, e, nei giorni scorsi, con grotta “Mario Bernardini”, anch’essa ubicata sul versante sud della Serra Cicora, di fronte al mare di spiaggetta “Rinaru”.

«L’obiettivo – spiega Dantoni - è quello di rivisitare i siti di scavo, che dopo le prime campagne di studio non eranomai stati riesaminati da nessuno, se non da abusivi scavatori clandestini alla ricerca perenne di reperti e causa di danno incalcolabile e irreparabile per la “leggibilità” del sito. Uno degli obiettivi più importanti dei nuovi studi è quello di indagare meglio la fase temporale (40-35mila anni fa) in cui si sono trovate tracce di coabitazione, nello stesso ambiente di Portoselvaggio, della preesistente specie di Homo neandertalensis e del nuovo arrivato Homo sapiens destinato a dominare la scena e prendere il sopravvento sul precedente, forse causandone la scomparsa».

Dantoni spiega che il tema che sta accendendo l’interesse di diverse università non riguarda la comparsa del Sapiens ma la misteriosa scomparsa del Neanderthal: «Alcuni studi – conclude - hanno dimostrato che una parte del suo genoma è presente nel nostro corredo cromosomico, lasciando supporre che le due specie potrebbero aver ibridato, dando vita a discendenza fertile. Ecco, questo è proprio quello che potrebbe essere successo fra le due specie a Portoselvaggio».

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