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ROMA – La legittimità del “distanziometro” – lo strumento introdotto dalla legge regionale della Puglia per il contrasto al gioco d’azzardo patologico - va all’esame della Corte Costituzionale. Come riporta Agipronews, è quanto deciso da una sentenza del Tar Lecce che riapre i giochi sulle disposizioni entrate in vigore nel 2013. Tutto è nato dal ricorso di due società di scommesse a cui è stato impedito il trasferimento del punto vendita, perché i nuovi locali non rispettavano il limite minimo di 500 metri dai luoghi sensibili (chiese, ospedali, scuole). Una questione normalmente considerata materia di ordine pubblico e su cui la Corte Costituzionale si è pronunciata a favore delle Regioni: la gestione delle conseguenze sociali del gioco e la tutela delle fasce più deboli rientrano nella competenza degli enti locali.

Secondo il Tar Puglia, prosegue Agipronews, però, la questione non attiene all’ordine pubblico: "Il Collegio ritiene, che, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Balduzzi, le disposizioni volte alla prevenzione della ludopatia rientrino nell’ambito della tutela della salute, materia rimessa dall’articolo 117 della Costituzione alla competenza concorrente dello Stato e delle Regioni". Tale concorrenza non sarebbe stata rispettata dalla legge regionale. "L’articolo 7, nel disporre l’immediata entrata in vigore delle norme in materia di distanza dai luoghi sensibili, contraddice il decreto Balduzzi che invece demanda l’applicazione della nuova disciplina alla pianificazione prevista (pianificazione che vede il coinvolgimento di diversi soggetti e che invece la legge regionale tralascia del tutto) così violando un principio fondamentale stabilito dallo Stato per la tutela della salute". Le Regioni, sottolineano i giudici, possono stabilire regole coerenti con la disciplina statale, ma "è riservato allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale".

Il Collegio ritiene inoltre che permangono dubbi sulla costituzionalità della norma anche in materia di ordine pubblico e sicurezza, "in quanto la norma regionale citata comunque incide sugli esercizi che accettano scommesse, cioè su esercizi soggetti al controllo dell’autorità di pubblica sicurezza". I giudici si rifanno a una pronuncia della Corte Costituzionale del 2010, nella quale si afferma che l’ambito della sicurezza, che secondo la Costituzione spetta allo Stato, "non si esaurisce nell’adozione di misure relative alla prevenzione e repressione dei reati, ma comprende la tutela dell’interesse generale alla incolumità delle persone". Discutibile anche il profilo temporale: mentre il decreto Balduzzi prevede che le disposizioni si applichino alle concessioni bandite dopo l’entrata a regime delle norme, spiega Agipronews, la legge regionale dispone che l’autorizzazione non venga più concessa dalla sua prima entrata in vigore. "L’applicazione della normativa regionale in assenza degli strumenti di raccordo e pianificazione dal decreto Balduzzi - di fatto incide del tutto ingiustificatamente sui valori costituzionali esplicitati", concludono i giudici. 

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