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Nicola Bevilacqua Scomparso dal 2003 ma lo cercano ancora

Nicola Bevilacqua Scomparso dal 2003 ma lo cercano ancora
di PINO PERCIANTE

LAURIA - È un capitolo della «Basilicata noir» ancora tutto da scrivere. Senza colpevole, senza uno scenario chiaro, limpido, delineato. Nicola Bevilacqua attende giustizia da 12 anni. L’uomo, lo ricordiamo, scomparve nel 2003 da Lauria, all’età di 34 anni. La prima inchiesta viene archiviata pochi mesi dopo la scomparsa. La seconda il 17 ottobre del 2008 (il fascicolo era stato riaperto pochi mesi prima, il 12 febbraio). Le indagini, infine, sono state riaperte il 4 marzo del 2009 ma anche stavolta non portano a svolte. Così l’inchiesta cade nel nulla. Un vero «cold case» quello di Bevilacqua, che evapora nell’aria, come una pioggia di primavera, il 17 maggio del 2003.

A 12 anni di distanza, l’associazione Libera continua a chiedere verità e giustizia non solo per lui ma per tutti le persone svanite nel nulla.
«Se dimentichiamo queste persone – dice Gerardo Melchionda, portavoce di Libera nel Lagonegrese - dimentichiamo la nostra storia e ancora una volta la criminalità potrà fare il suo corso senza alcun ostacolo». Nicola Bevilacqua scompare la sera di quel 17 maggio dopo essere salito su una Panda 4x4 di colore verde a bordo della quale ci sono due suoi amici. Di lui non si è saputo più nulla nonostante le indagini e le ricerche affidate anche alla Squadra mobile di Potenza abbiano «battuto» tutte le piste possibili. A Lauria tutti lo chiamano «u zingar» per via delle sue origini. Ma ormai Nicola non va più in giro. Lui e la sua famiglia, di origini cosentine, si sono stabiliti a Lauria nel centro storico del rione Inferiore. A casa lo chiamano «Cocola » perché da bambino aveva difficoltà a pronunciare il suo nome. Non ha delle belle amicizie. Frequenta qualche piccolo spacciatore, qualche delinquente della zona di Castrovillari. E in compagnia di certa gente, si sa, non è difficile trovarsi nei guai. Lui a volte i guai se li cerca. Beve. A volte esagera. E spesso finisce nella caserma dei carabinieri.

Il 17 maggio del 2003 Nicola è a casa con la sorella, quando a un certo punto arriva la Fiat Panda 4x4 di colore verde con a bordo le due persone venute a prenderlo sotto casa; lui scende, sale in macchina e vanno via. Da quel momento di Nicola si perdono le tracce. L’ipotesi che prende sempre più peso – ma che non trova conferme nelle indagini - è quella che sia stato ucciso. Dopo una ventina di giorni la sorella riceve una lettera. Laconica ma rassicurante: «Sorella mia, stai tranquilla. Sto bene». Firmato Nicola Bevilacqua. Ma l’indirizzo sulla busta non è esatto e né la sorella né il padre riconoscono nella calligrafia quella di Nicola. Quella lettera porta la firma dell’assassino? Chi altrimenti avrebbe interesse a mandare una lettera spacciandosi per Nicola?

La sorella la porta ai carabinieri. E i carabinieri la inviano in procura. Ma è troppo poco per ipotizzare l'omicidio. Gli inquirenti dell’epoca ritengono più credibile la tesi dell’allontanamento volontario. Nicola forse è andato in Sicilia, dove da tempo diceva di volersi trasferire. E il caso viene chiuso. Ma nel 2008 arriva agli inquirenti la nuova «soffiata», un’altra lettera all’apparenza più precisa e credibile della prima perché è anche firmata. La missiva dice di indagare sui due che andarono a prenderlo quella sera a casa. Ma anche questa lettera si rivela un falso. O almeno, il presunto autore, sentito dagli inquirenti, dirà che lui non l’ha mai scritta e che con quella storia non ha mai avuto a che fare. E il caso viene nuovamente archiviato.

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