Martedì 25 Settembre 2018 | 21:55

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Salento, sistema museale di rilevanza nazionale

Salento, sistema museale di rilevanza nazionale
di MARCELLO SECLÌ*

La proposta lanciata nei giorni scorsi da «Vivere Lecce» perché il Museo archeologico provinciale «Sigismondo Castromediano » venga riconosciuto di interesse nazionale e inserito quindi tra i musei nazionali, può suscitare per molti aspetti ampia condivisione in modo che sia dato adeguato valore ad una istituzione culturale di indubbia importanza che potrebbe rischiare di non essere più fruibile e di diventare un mero “reliquiario” in ragione della recente riforma delle Province, spogliate delle competenze sui beni e le attività culturali. Non so se la proposta in questione può risultare una strada facilmente percorribile, per il fatto che per raggiungere tale obiettivo risulterebbe indispensabile una decisa mobilitazione di tutte le istituzioni territoriali (Comune di Lecce, Provincia) e delle realtà culturali economiche e sociali (a partire dall’Università del Salento). E- soprattutto - della deputazione salentina, a volte distratta o poco incline a mobilitarsi su certe tematiche che (secondo alcuni) “non danno da mangiare” o - piuttosto - che non fanno “raccogliere voti”.

Sicuramente il Museo “Castromediano”, per la mole di reperti custoditi (tra quelli esposti e in deposito oltre diecimila), per l’enorme quantità di ulteriori testimonianze archeologiche del Salento che potrebbero essere accolte (oggi depositate in altri luoghi di Lecce, della provincia e in varie realtà nazionali), potrebbe fregiarsi di tale riconoscimento e dei conseguenti benefici. Per ospitare ed esporre tale patrimonio non certamente vi sarebbero problemi di carattere strutturale in considerazione che l’ala sinistra della sede del Museo (ex Collegio Argento), attualmente occupata dalla Biblioteca provinciale, sarà a breve liberata e quindi potrebbe ospitare adeguatamente molti dei tanti reperti archeologici che oggi non sono esposti e valorizzati.

L’opportunità di far assumere valenza nazionale all’attuale Museo provinciale di Lecce risulta comunque condizionata dalla nuova organizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività culturali (DPCM 29 agosto 2014) che, oltre a stabilire quali sono i Musei di rilevanza nazionale (a cui viene riconosciuta autonomia speciale), individua - all’art. 34 - la nascita dei “Poli museali regionali” nel cui ambito dovrebbero (o potrebbero) essere ricondotte le attività concernenti la fruizione e la valorizzazione dei Musei territoriali. Infatti uno dei 17 Poli museali regionali (articolazioni periferiche della Direzione generale dei Musei) dovrebbe essere quello pugliese, al cui direttore sono demandati i compiti - tra gli altri - relativi alla costituzione di un “Sistema regionale museale“ comprendente gli istituti e luoghi della cultura statali e quelli delle altre amministrazioni pubbliche presenti nel territorio di competenza. Ciò nonostante l’ar ticolo 30 del DPCM, oltre a individuare gli Istituti centrali dotati di autonomia speciale (tra questi quello di Taranto al comma 4 prevede la possibilità che possano essere individuati altri Istituti autonomi e che possano essere assegnati ai Musei centrali già individuati ulteriori istituti o luoghi di cultura; in poche parole si prevede che può essere riconosciuto valore nazionale ad altro Museo, così come la possibilità che agli Istituti centrali dotati di autonomia speciale vengano aggregati altri Musei.

In questo ambito non sarebbe peregrina l’idea (forse meno ambiziosa) che il Museo “Castromediano” di Lecce sia aggregato a quello di Taranto, così come potrebbe esserlo il “Ribe zzo” di Brindisi (anch’esso in condizione di precarietà gestionale); questa soluzione potrebbe consentire di far assumere valore nazionale a questi nostri Musei; tale ipotesi favorirebbe la creazione di una sorta di Sistema museale archeologico salentino di valenza nazionale dotato comunque di autonomia speciale. Per questo l’input lanciato da “Vivere Lecce” dovrebbe essere rilanciato per farlo diventare, oltre che una legittima richiesta del territorio, anche un’opportunità, nel momento in cui la presenza e la gestione unitaria di tre Musei archeologici di valenza nazionale, consentirebbe una adeguata sistemazione dell’immenso patrimonio (oggi disseminato in tante realtà) e una più adeguata forma di valorizzazione e fruizione di una risorsa culturale che potrebbe diventare di indubbia rilevanza economica e sociale.

Un territorio come il Salento, sempre più proteso verso l’implementazione dell’economia turistica non più legata solo al mare ma anche alla conoscenza, necessità della presenza di infrastrutture culturali efficienti e da inserire nei circuiti nazionali e internazionali. Le cifre sulle presenze nei Musei statali italiani registrate in questi mesi, purtroppo concentrati tra Pompei, gli Uffizi, il Colosseo e la Reggia di Caserta, per un verso fanno sperare nella possibilità di una costante crescita di visitatori nel prossimo futuro, peraltro stanno determinando non pochi problemi di sostenibilità gestionale e di adeguata fruizione dei beni custoditi per i quali, all’interno del Ministero, si è già aperta una riflessione volta ad individuare adeguati correttivi nelle prenotazioni e un incremento di personale. In questo ambito una diversa campagna promozionale dei nostri beni culturali risulta pertanto necessaria anche per far conoscere le tante altre realtà museali e culturali del nostro Paese, in modo da distribuire meglio le presenze (nonché i benefici) anche negli altre strutture musei statali dell’intero territorio nazionale. La nascita di un Sistema museale archeologico salentino di valenza nazionale e strutturato in maniera policentrica, potrebbe risultare una realtà unica e vincente nel panorama nazionale: per questo è necessario che i presidenti delle Province e i sindaci di Lecce e Brindisi (in primis) si incontrassero per verificare la volontà e la possibilità di praticare tale percorso.

L’apertura di un “Tavolo interistituzionale e sociale” può essere uno strumento parallelo perché sia avviato un percorso condiviso che possa consentire a breve di individuare la prospettiva più adeguata per il “Castromediano”, ma anche per il “Ribezzo”, ed evitare che queste importanti istituzioni culturali non cadano nell’oblio o diventino “preda” di aziende private, con i conseguenti rischi sulla sicurezza dei beni e di una loro adeguata valorizzazione culturale e scientifica. (*Presidente Italia Nostra - Sezione Sud Salento)

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