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"Un Medio Oriente senza o con pochi cristiani, come ha detto il Papa, non è più il Medio Oriente. La presenza cristiana lì è importante per la vita della Chiesa e lo sviluppo della società". Lo ha ribadito il segretario per le Relazioni con gli Stati della Santa Sede, Paul Richard Gallagher, al 'summit' internazionale dei patriarchi e dei responsabili delle chiese cattoliche e ortodosse del Medio Oriente, in corso a Bari.
L'importanza della presenza cristiana in Medio Oriente, le condizioni per fermare l’esodo dei cristiani, il compito della comunità internazionale e il compito della Chiesa sono stati i quattro capisaldi dell’intervento di Gallagher. L’alto prelato ha sottolineato la necessità di "sensibilizzare la comunità internazionale per creare condizioni minime di sicurezza per vivere" alla popolazione cristiana. "Tra le sfide da affrontare - ha ricordato – c'è quella del rispetto dei diritti umani, della libertà religiosa e di coscienza, che include quella di poter cambiare religione. Altro diritto che va garantito è quello dei profughi" che vanno "aiutati dalla comunità internazionale e dal singolo Stato".

 La comunità internazionale "non può rimanere inerte o indifferente – ha proseguito Gallagher – di fronte alla situazione attuale. Deve andare alla radice dei problemi, riconoscere anche gli errori del passato. La scelta della guerra in passato al posto del dialogo e del negoziato ha creato ulteriore distruzione". L’alto prelato ha posto l’esigenza che si trovino strumenti "perchè il mondo islamico combatta il terrorismo. Nel mondo islamico – ha ricordato – c'è un problema di rapporto tra religione islamica e Stato: occorre far maturare l'idea di distinguere i due ambiti, che possono coesistere senza contraddirsi". Quanto al ruolo della Chiesa, "è importante – ha detto Gallagher – che sostenga i cristiani in Medio Oriente,  che si sentono abbandonati", mentre "vanno ancor più sensibilizzati i cristiani nel mondo intero" e resta "molto importante il ruolo delle famiglie e dei laici e la loro formazione".

"La prima cosa da fare è non restare passivi di fronte a questa deriva, ma dare risposte concrete in termini culturali e di diplomazia". Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, riferendosi alla grave situazione delle comunità cristiane in Medio Oriente nell’intervento svolto al 'summit' dei patriarchi e responsabili delle chiese cattoliche e ortodosse di quell'area in corso a Bari. "L'Europa – ha aggiunto Gentiloni – da tempo è malata, una malattia che si chiama egoismo, ignavia, indifferenza.  Lo abbiamo fatto anche 20 anni fa di fronte alla eliminazione di musulmani a Srebrenica, siamo prigionieri del nostro egoismo e delle illusioni che esso alimenta".  

"In questi anni l’Italia si è adoperata per il dialogo, ha insistito sull'importanza della tutela dei diritti umani. Ma occorre fare di più: no alla pedagogia dell’odio, all’insegnamento dell’odio che in troppe parti continua. Bisogna prendere la parola contro ignavia e indifferenza perchè incrinano la nostra cultura. La giustizia impone il coraggio della verità", ha aggiunto Gentiloni.

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