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Ciak Selvaggi dal Bif&st: il festival visto dalla cinepresa di Dorian il gatto

Cronache dalla kermesse cinematografica barese con gli occhi di un gatto, «perché gli animali sono i più grandi attori esistenti, rappresentando la natura della spontaneità stessa»

Ciak Selvaggi dal Bif&st: il festival visto dalla cinepresa di Dorian il gatto

Non ero solo ieri, amici. Sono andato al Bif&est in compagnia di mio figlio, un anno e sei mesi, exotic shorthair di alta genealogia, detto «Superfess» per il suo amebico quoziente intellettivo, o «Pippipippi», causa rigurgito affettivo. Volevo raccontare il festival attraverso la cinepresa di un gattino. Perché gli animali sono i più grandi attori esistenti, rappresentando la natura della spontaneità stessa, perciò sullo schermo eclissano qualunque personalità artistica. Eccolo.
«Buongiorno, mi chiamo Dorian e ho artigli affinati dalla visagista felina. Papi Alberto, uno che segue i film senza guardare quello che vede, molto fesso, mi ha portato al Bif&st su una delle sue quattro motociclette, ieri con Kawasaki Z 400 del ’75, nello zaino trasportino con oblò a bolla da astronauta, come capita spesso. A me del Bif&st non importava niente.

«Papà era sfatto, non per le pippe - penso non sia più in grado – ma perché di notte avevo covato la sua pelata come una chioccia il pulcino, svegliandolo spiaccicandogli il muso piallato sul viso e fissandolo con occhi da gufo delle nevi. Selvaggi non capisce niente di cinema, perciò ci scrive sopra cretinerie. Il Teatro Petruzzelli è grande grande, rosso in platea. Sulle poltrone stavano delle signore con tette rimbalzanti, uomini che ripassavano a mente i prezzi di Escort.it, anche se sul palco c’era un tizio, tristissimo, che spiegava “come dare espressione al silenzio”, “l’abbandono cosmico dell’attore”. Però non si è impiccato, alla fine. Papà mi ha spiegato che è uno morto, che si chiamava Aldo Moro, che ha fatto il film “Buongiorno, notte”, su un politico, e che adesso sembra vivo. Questo tipo è Roberto Herlitzka, faceva la master class, cioè parlava da solo. Papà dice che è bravo, serio, ma è un nordista di Torino e parla troppo bene di Marco Bellocchio, un regista che se la mena a ciuccio, fa l’intellettuale al picchio, ammorba gli zebedei ed è comunista pervertito. Chissà se ha ragione.

«Le hostess mi davano fastidio facendo cru-cru con le unghie sull’oblò dello zaino, si sono accorte che stavo dentro. Non sanno che sono privo di sessualità. Papino rimba per tenermi buono mi ha detto che poi passavamo da Joe Zampetti e mi prendeva i croccantini Canagan iperproteici. Ma non ero il solo là dentro a friggere. Li vedevo, ruotando la mia capuzzella a palla da baseball, con quelle espressioni di sederi aggrinziti. Uno spettatore chiedeva alla moglie se aveva chiamato i muratori. Due ragazze muovevano i pollici come delle ossesse sui telefonini e ridacchiavano. Poi stava un collega di papà Alberto, un altro fallito, che non ha salutato un inviato, ex amico, perché aveva avuto al suo posto il pass per un party Bif&st con i vip. È passato un signore che si chiama Lauda Iddio e papà dice che organizza tutto. Due fra i duemila aspiranti attori e registi hanno domandato l’orario della premiazione di Daniele Ciprì al Margherita, in modo da proporgli di presentarli a qualcuno che li presenti affinché si presentino. Sottopalco una stangona che ha ottenuto un contratto a termine perché si dà i bacetti con uno del cinema si è fatta il selfie a distanza con Herlitzka.

«A un certo punto al cellulare del mio genitore è arrivato un bip, è comparso un video di donne e uomini nudi con attaccati dei pennoni rossi, per errore è partito, per qualche secondo si è sentito “aaah, oooh!”, abbiamo fatto una brutta figura con i ragazzi della Crew Accademia del cinema che riprendevano accanto a noi. E allora un pochetto mi sono ricreduto: papino magari qualcosa capisce di cinema».

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