il personaggio

Dorina Burlacu tra i fornelli, un sogno diventato realtà: «L’identità non è un confine, ma un ponte»

Barbara Politi

La rumena nominata Ambasciatrice della Cucina Italiana Cuochi

Aveva solo dieci anni, Dorina Burlacu, quando ha capito che l’Italia non era solo un paese, ma un sogno. «Sognavo di correre nei palazzi italiani, ricchi di storia, dove ogni muro racconta una vita e ogni pietra custodisce un’emozione. Li immaginavo pieni di luce, di arte, di silenzi antichi, come se stessi attraversando secoli di cultura e di bellezza». Quell’amore per l’Italia, gliel’aveva trasmesso la sua insegnante di storia, «una donna follemente innamorata della cultura italiana».

Attraverso quei racconti, Dorina aveva imparato una cosa che non l’ha mai più abbandonata: il bello non è un lusso, è una responsabilità. «Oggi vivo a Reggio Emilia, la città del Tricolore, con un sentimento che è insieme gratitudine, commozione e orgoglio. Qui ho ricevuto la cittadinanza italiana. Qui sono diventata la professionista che sono. Qui ho capito che non basta amare un paese: bisogna restituirgli qualcosa», racconta la cuoca. Ho conosciuto Dorina l’anno scorso, al Salone della Dieta Mediterranea di Paestum; mi ha così tanto incuriosita, che la voglia di raccontare la sua storia e di condividerla con voi è stata naturale. Lei è energia allo stato puro, un vulcano di determinazione e autenticità, l’immagine della salubrità nella comunicazione e nell’alimentazione. Un esempio per molti: è stata nominata Ambasciatrice della Cucina Italiana Cuochi, da donna nata in un altro paese, la Romania per l’appunto. Un segno, «la prova che l’identità non è un confine, ma un ponte». Le radici romene sono state il suo primo linguaggio del gusto. «Ho ancora davanti agli occhi il paiolo di polenta che mia mamma preparava quasi ogni giorno. Rivedo il fuoco lento, il gesto nelle mani, il tempo che scorreva senza fretta. Sento ancora nelle narici il profumo degli involtini di verza, piatto simbolo della nostra tradizione. Un odore che non era solo cibo, ma casa, famiglia, protezione». Nel suo cuore, poi, batte l’eredità più preziosa: «Quella di mio padre, che era un grande cuoco; da lui ho imparato che cucinare non significa solo nutrire, ma prendersi cura, raccontare una storia, trasmettere identità. La mia cucina nasce lì. Nel punto in cui la memoria diventa futuro». Dorina Burlacu, infatti, non ha avuto una mamma o una nonna che le insegnassero la grande cultura gastronomica italiana. Ha dovuto imparare tutto da sola. «Ho rifatto la stessa ricetta anche trenta volte, finché non sentivo che era giusta. Ho frequentato corsi di cucina, ho studiato, ho osservato. Mi offrivo di lavare i piatti, di aiutare gli chef in cucina, pur di imparare il mestiere». E il mestiere, giorno dopo giorno, l’ha imparato, condito anche «delle notti di solitudine, di stanchezza, di dubbio, di fragilità». Il desiderio di andare oltre la tradizione è venuto man mano: «Volevo capire cosa accade nel corpo quando mangiamo, perché alcuni piatti ci fanno stare bene e altri no, perché il gusto può diventare una forma di cura». È così che la talentuosa cuoca si è specializzata in nutrizione culinaria, conseguendo il master in “Culinary Nutrition”, insieme al titolo di studio “Healthy and Wellness” presso l’Harvad Medical School.

La Dieta Mediterranea - non come concetto astratto, ma come viaggio gastronomico - è diventata il fulcro della sua filosofia. «Si lavora sugli ortaggi di stagione, riscoprendo il valore della semplicità. C’è un dettaglio che per me ha un significato speciale: in Romania non avevo mai mangiato i carciofi. Li ho scoperti in Italia e me ne sono innamorata. Ricchi di fibre benefiche, come l’inulina, i carciofi rappresentano l’incontro tra benessere, memoria e futuro». Quello che si sta celebrando in questo periodo, inoltre, è un momento speciale per Dorina, poiché è l’Anno Culturale Romania-Italia, in cui «sento più profondamente questo legame».

Cosa ci insegna la storia di Dorina? Che la cultura non divide, ma unisce, che il gusto può diventare dialogo, che essere una donna straniera è una sfida enorme, che si può vincere, anche quando «è necessario dimostrare qualcosa in più». Qualcosa in più, Dorina l’ha regalato a noi, con la sua incessante voglia di fare. «Costruisco una nuova idea di cucina, consapevole, emozionale, scientifica; “BurDor”, una crema di burro con caratteristiche nutrizionali differenti, è pensata non come semplice grasso, ma come equilibrio tra gusto, salute e percezione sensoriale. Non è solo un prodotto, ma il risultato di un percorso umano e scientifico. Il mio futuro è questo, unire anima e scienza, Italia e Romania, donna e chef, fragilità e forza. E lasciare, attraverso la cucina, un’eredità che parli di sogni, coraggio e bellezza».

Privacy Policy Cookie Policy