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L'azienda

Ninfole caffè, i 100 anni che hanno cambiato la storia

Ninfole caffè, i 100 anni che hanno cambiato la storia

«Lavorare e far lavorare», un motto invariato in un secolo

29 Gennaio 2021

Federica Marangio

Dalla torrefazione più antica della Puglia alla rivoluzione digitale del caffè. Due magazzini, cinque aziende e una produzione annua di un milione di chili, duemila al giorno. Questa è la fotografia a colori nel 2021 della Ninfole Caffè. 100 anni prima, Ciro Ninfole, acquistava la prima partita di caffè dal Brasile e la vendeva cruda per soddisfare i più esigenti avventori della sua salumeria. Un’intuizione di cui va fiero il figlio Renato che del padre racconta aneddoti e resoconti intimi che hanno fatto la storia della loro impresa. Sì, un’impresa quella compiuta da Ciro, un uomo che ha saputo cogliere un bisogno e trasformarlo in opportunità. Era il 1921, aveva 21 anni e oltre ad aver aperto la via ad un potenziale mercato che negli anni si è dimostrato di successo, con mezzi molto più modesti è stato il precursore dell’attuale “customer satisfaction”, quell’articolato processo volto al miglioramento di un servizio attraverso l’analisi della soddisfazione del cliente. Come? Su sua esplicita richiesta, la madre rivolgeva domande su cosa i clienti prediligessero e cosa potessero desiderare tra i prodotti mancanti.

Un vero e proprio questionario che si esauriva in poche domande e le cui risposte davano corpo ad un nutrito rendiconto che alimentava uno dei principi cardine della Ninfole Caffè che è rimasto invariato nei 100 anni: “lavorare e far lavorare”. Ciro, orfano di padre, ha avuto sin da giovanissimo la responsabilità di aiutare economicamente la sua famiglia, e all’unisono con la madre, è andato oltre. Per lui non era solo necessario “lavorare” ma anche “far lavorare” i suoi 3 fratelli e non solo. Un principio che costituiva una colonna portante della politica manageriale di questo visionario e che il figlio Renato applica con grande orgoglio. Prova ne sia la pandemia che ha piegato l’economia globale ma non ha lasciato a casa alcun dipendente. Anzi, una nuova assunzione. “Mio padre – racconta Renato Ninfole con gli occhi lucidi, mentre indica un dipinto di Mimmo Castellano che lo ritrae – aveva la terza elementare, ma guai a togliergli la parola ad ogni tavolo decisionale. Da lui ho appreso l’arte di fare il caffè che da tradizione di famiglia oggi è patrimonio comune”.

Ninfole, il caffè dei tarantini che prevede negli anni a venire il raddoppio della produzione, è sinonimo di qualità e garanzia nell’impiego delle materie prime. Renato che, pure lui, può vantare una costellazione di successi – la nomina di Cavaliere del Lavoro tra le innumerevoli onorificenze – , non perde occasione di ricordare il padre, figura che tanto ha dato a Taranto. Ha edificato palazzi, ha aperto magazzini nei punti nevralgici della città, ma soprattutto ha avviato il progresso di un settore che prima era sconosciuto. Ha scommesso su un bene che definisce l’italiano nel mondo. Sebbene il termine rimandi all’arabo e inquadri una bevanda che per i suoi effetti può fungere da medicinale, il caffè è un piacere, ma anche una scusa per concedersi un momento di socialità. “Caffè?” è un invito a fare due chiacchiere, a staccare, a prendersi cura di sé, a cambiare focus, un modo per assicurarsi un incontro. È l’occasione giusta in ogni momento della giornata. E chi fa i conti con gli eccessi di caffeina? Il decaffeinato Ninfole conserva intatto l’aroma e il gusto senza sensi di colpa.

La nostra conversazione ha preso avvio dopo aver sorseggiato un deca speciale che ha alleggerito la tensione dell’intervista. Perché ogni parola che esce dalla bocca di Renato vale la pena di essere ascoltata, non fosse altro perché spazia da un mondo ad un altro con voli pindarici correlati da un filo rosso che lega insieme magicamente il passato, il presente e il futuro. A proposito dei 100 anni, cosa ha in cantiere la Ninfole caffè? Se progresso è una delle parole chiave perché traccia un cammino fatto di lavoro e passi, tentativi e assaggi, allora, ripartendo dalle cialde, tra i primi a realizzare, il 2021 esalterà il gusto con supercorallo, miscela rivisitata, la cialda Rossella e la cialda anniversary. Una chicca su tutte? Con una tazza di caffè, basterà chiudere gli occhi per sentirsi invadere da inattese note di cioccolato. Per la famiglia Ninfole il caffè è una cosa seria. “Una storia non sempre semplice in uno sliding doors che ci ha obbligati a ridisegnare tutto”. Le parole della figlia Rossella, responsabile marketing e comunicazione, sono un pugno nello stomaco.

Riportano indietro nel tempo ad una data indelebile: la morte del fratello Ciro a 33 anni, direttore commerciale geniale. La Ninfole Caffè, consapevole della responsabilità verso i tarantini e non solo, ha guardato avanti. Sono tra i pochissimi ad annoverare un ambiente che cristallizza una temperatura costante per garantire il clima giusto a mantenerne intatte le proprietà. Questa è la stanza primavera, che insieme con la cabina di controllo abilmente gestita dal figlio Marcello è una tappa obbligata nel tour che Renato Ninfole offre alle scolaresche e a tutti gli interessati, perché “il caffè invita all’apertura e alla condivisione”.

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