L'intervista

«Vacanze di Massa del Genere Umano», visione del mondo secondo Giargo: «Foggia è lontana dalla classica idea di Puglia, mi ha ispirato»

Bianca Chiriatti

«Molto del mio immaginario nasce proprio da lì, dalle camminate in città. Ha tanto potenziale, ma è anche segnata da contraddizioni»

Osservare da vicino le contraddizioni del nostro tempo, attraversando il confine di un mondo sospeso tra possibilità e collasso. È questo l'obiettivo di «Vacanze di Massa del Genere Umano», EP del foggiano Giargo in uscita domani 17 aprile per Futures Label e Woodworm Publishing. La domanda che si pone Giorgio Michele Longo, questo il vero nome, non riguarda tanto la fine, quanto ciò che resta: quale traccia vogliamo lasciare, quale eredità può trasformarsi in un nuovo inizio. Insieme a questa scrittura tra leggerezza apparente e profondità emotiva c'è una ricerca sonora importante: affiancato dall’ensemble Baia Zaiana, formazione di musicisti poliedrici con cui recupera atmosfere smooth tra fine anni ’70 e inizio ’80 contaminate con elementi di easy listening funk, jazz e suggestioni mediterranee.

Il titolo «Vacanze di Massa del Genere Umano» è interessante e un po' provocatorio...

«L'idea è arrivata dal libro "Dissipatio H.G." di Guido Morselli in cui l'autore immagina la scomparsa del genere umano: il protagonista, il giorno prima del suo compleanno, va in una grotta con l’intenzione di uccidersi. Non riesce però a farlo, torna indietro e scopre che sono stati gli altri a sparire. Rimane quindi l’ultimo uomo sulla Terra, con tutte le angosce ma anche con una sorta di appagamento, può fare quello che vuole senza essere visto da nessuno. Mi affascinava molto questa idea: essere nascosti dagli altri, ma allo stesso tempo anche intimoriti dalla loro assenza».

Questa angoscia di cui parla è un sentimento diffuso soprattutto tra i giovani. Come si pone rispetto a questa paura del futuro?

«Non ne ho molta, a dire la verità. La comprendo e ci sono momenti in cui la provo, ma non è qualcosa che mi domina. Piuttosto mi intimorisce la velocità con cui scorre la vita».

Questo approccio come si riflette nella sua scrittura?

«Tendo ad alternare la scrittura musicale a quella narrativa, della quale ho forse ancora più bisogno. La scrittura musicale per me è naturale, quasi un gioco. È molto legata al camminare, osservo, mi ripeto frasi in testa all’infinito finché non “suonano” nel modo giusto. È un processo in itinere, una specie di percorso».

Come nasce la collaborazione con i Baia Zaiana?

«È curioso che il nome venga da una baia del Gargano, dove sono cresciuto, ma loro siano tutti del Lombardo-Veneto. Ci siamo conosciuti a Bologna, e oggi abbiamo un rapporto quasi familiare: non sono turnisti, persone con cui condivido davvero tutto, soprattutto il bello della vita di band».

Ha lasciato Foggia da tempo per spostarsi a Bologna. Che rapporto ha mantenuto con la sua terra d'origine?

«Vado giù abbastanza spesso, la mia famiglia è lì e ho ancora qualche amico, anche se molti sono andati via. Negli ultimi anni ho costruito un rapporto nuovo con Foggia: è una città molto lontana dall’idea classica di Puglia, è una grande distesa di cemento, nella pianura, con una certa desolazione, tra cani randagi, persone ai margini, erbacce. Molto del mio immaginario nasce proprio da lì, dalle camminate in città. Mi capita di girare in quartieri dove normalmente non si passeggia, guardo i palazzi e le persone che osservano dalle finestre. È una città con tanto potenziale, ma anche segnata da contraddizioni, e questo inevitabilmente mi ha influenzato».

A livello musicale, quali sono le sue principali influenze?

«C’è un artista che ascolto da quando ero piccolo e che ho riscoperto di recente: Sergio Caputo. Tra l’altro ho scoperto che la provincia di Foggia è una di quelle dove è più ascoltato. Mi piace molto perché unisce testi malinconici e disillusi a una musica leggera, solare, con influenze anche brasiliane, tanti fiati e percussioni. Questo dualismo mi affascina molto ed è quello che ho cercato di ricreare anche nel mio EP: mettere insieme una parte felice e una parte triste».

Quali sono i prossimi passi?

«Partiremo con un tour in acustico. Sarà una formula particolare: in ogni città ci sarà una persona che dialogherà con me, mi farà domande. Si chiama "Dialoghi sopra le vacanze di massa del genere umano". Oggi sarò a Bologna (Bar Maurizio), domani all'Off Topic di Torino, sabato a Milano e l'1 maggio a Pistoia, ma ci sono altre date in arrivo. È un format che unisce parole e musica, e mi piace molto perché è la prima volta che lavoro con un immaginario così definito, quindi sento anche il bisogno di raccontarlo. Poi, quando la gente si stanca di ascoltare… iniziamo a suonare!».

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