L'intervista

Famiglia, radici, identità: il «Sacro» Sud di Serena Brancale

Bianca Chiriatti

Nelle sedici tracce del nuovo disco della cantautrice ci sono tutti i suoi volti artistici: l'intimo ricordo della mamma, le tradizioni travolgenti, una dedica profonda alla sua Bari e tante collaborazioni di livello. «Un giorno mi immagino isolata in un trullo...»

Memoria e presente, Sud e mondo, intimità e celebrazione. Ecco gli ingredienti di «Sacro» (Isola degli Artisti/Atlantic Records Italy/Warner Music Italy), il nuovo album di Serena Brancale uscito ieri a quattro anni dall'ultimo lavoro. Sedici tracce che sono la massima espressione delle tante sfumature che la cantautrice barese ha mostrato in questi anni, intensa e travolgente, dedita allo studio, alla ricerca, alla sperimentazione, fortemente legata alle sue radici. Nel disco tanti ospiti da diverse parti del mondo, che raccontano il respiro molteplice del percorso artistico di Brancale: Richard Bona, Sayf, Gregory Porter, Alborosie, Omara Portuondo, Alessandra Amoroso, Levante, Delia. «L'ordine cronologico dei brani non è casuale - racconta alla Gazzetta - apro con "Maria", che è legata a mia madre ma in maniera festosa, a suon di salsa. E la chiusura è "Bariamore", una dedica alla mia terra che abbiamo inciso sul divano, non siamo andati in studio». Del resto tutto è partito dal capoluogo pugliese, di cui è diventata un po' un simbolo soprattutto negli ultimi anni: ricerca sul dialetto, sperimentazione sulla parolaccia, la poesia, tanto che quest'ultima traccia la definisce un po' «la sua piccola "Napule è"».

Partiamo dal titolo: «Sacro» si lega anche un po' alla retorica del Sud, delle feste, delle tradizioni. Cos'è «sacro» per Serena Brancale?

«Le piccole cose: alcuni piatti, gli scorci di certe vie. Sacro è mio padre che viene a prendermi in stazione, l'odore di mandarino dalle mani di mia nonna. Non è tanto la sacralità religiosa quanto quella delle piccole cose che cerco di raccontare nelle canzoni: le signore che cucinano il baccalà, una zia immaginaria, le lenzuola appese durante le feste, l'aria che sa di zucchero, sacri luoghi comuni che quando vivi fuori e torni a casa cerchi esattamente così come sono».

È reduce da un bellissimo Sanremo, anche se alla vigilia la davano per favorita. Come è andata?

«La mia vittoria è stata avere il coraggio di cantare qualcosa di così forte e intimo in cui in tanti si sono identificati. È stato il Sanremo più importante perché ho vinto una paura. Prendetelo con le pinze, ma il fatto di aver vinto il Premio Tim e quello della Sala Stampa mi ha ricordato il percorso della mia amata Giorgia, a quello che le è accaduto l'anno scorso. Sono arrivata nona, ho fatto una ricerca su questo numero, ricorda Mia Martini. "Qui con me" è un brano vocalmente difficile, lo canterò durante tutto il tour, è la più grande vittoria».

A proposito di tour, intanto arrivano i firmacopie (oggi sarà alla Feltrinelli di via Melo a Bari, ore 17.30, e martedì 14 alla Mondadori in via De Cesare a Taranto, ore 17.30, ndr.), poi dal 30 aprile cominciano i concerti da Londra...

«Questi live saranno una grandissima festa: già lo scorso anno abbiamo fatto ballare persone in tutto il mondo, abbiamo perfino insegnato il barese in Cina. Quest'anno sarà ancora meglio, andiamo a proclamare tutto il folklore che parte da "Baccalà": ci saranno tanti musicisti, tromba, chitarra, ballerini, ma anche un momento di riflessione che vorrei condividere leggendo una lettera prima di ogni data del tour. Non mancherà uno spazio più "andaluso", in cui raccolgo le ragazze, ci sediamo e cantiamo una sorta di flamenco, proprio come accade a Barcellona...».

E il gran finale il 3 ottobre nella sua Bari, al Palaflorio, palco che tra l'altro lei ha già calcato...

«Spero di invitare più ospiti possibili: vorrei accogliere mia sorella al pianoforte per cantare "Bariamore", che abbiamo scritto insieme, oltre a tutte le persone che hanno fatto parte dell'album. E sì, al Palaflorio sono stata ospite di Annalisa, cantammo "Baccalà": è stato un momento bellissimo, l'ha arrangiata a modo suo, con i suoi ballerini, ha studiato profondamente il barese ed è stata bravissima. Sarebbe bello poter ricambiare l'invito».

Nel futuro si vede di nuovo a vivere in Puglia?

«Sì. Però magari in un trullo in Valle d'Itria. Mi immagino là, isolata da tutto, ma non è questo il momento. Ho aspettato tutta la vita che accadesse questa magia, i concerti anche in luoghi che ho sempre sognato, Taormina, Macerata, la Spagna. È un'idea così bella che mi blocca dal poter pensare di tornare a Bari per isolarmi. Almeno per ora».

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