Algoritmo, discografia, pubblico. Questi i tre temutissimi «datori di lavoro» davanti a cui il cantautore pugliese Giovami ha dovuto sostenere il suo surreale «colloquio». È la trama del video di «crESCere», singolo uscito oggi per Ghandi Dischi/Ada Music Italy, e lanciato in anteprima nei giorni scorsi su LinkedIn. Una scelta inedita (è la prima volta che un artista utilizza la piattaforma per promuovere un singolo) quanto coerente con il messaggio del progetto, che in tono sarcastico descrive come funziona l'industria musicale. Tanto che Yari Bovalino, Head of Communications Southern Europe di LinkedIn, ha accolto l'iniziativa con grande entusiasmo: «L'idea di Giovami è dirompente e molto in linea con le evoluzioni che osserviamo ogni giorno nel mondo del lavoro. Ci ha ricordato una grande verità: ogni artista è, a tutti gli effetti, un professionista. Il suo "curriculum emotivo" non solo raccoglie tutte le sue competenze, ma riflette un mercato del lavoro sempre più skill-first e orientato al futuro, dove le abilità umane diventano centrali». Dietro al nome di Giovami si nasconde quello di Giovanni Giove, classe 2002, originario di Santeramo in Colle e da poco a Milano, cantautore post-romantico che sguazza nell'elettronica. Il brano è prodotto insieme a Gianni Pollex, Natan Mottadelli e Samuele Murdaca, il video è stato diretto da Graziano Laquale. «L'idea di utilizzare LinkedIn è venuta fuori dall'esigenza di spostare l'attenzione più che sul prodotto, sul lavoro che viene fatto dietro, che spesso non viene considerato - racconta Giovami alla Gazzetta - è una candidatura emotiva al mondo musicale, un modo per propormi per questo lavoro».
Ha mai vissuto dinamiche simili al colloquio rappresentato nel video?
«Sì, è un riassunto degli anni di gavetta. Ho ricevuto tantissimi “no”, dall’algoritmo, dal pubblico medio, più spesso dalla discografia. È tutto abbastanza sarcastico: non essendo stato “preso” nella musica, ho deciso di candidarmi da solo, mettendo il mio "curriculum" online. Sono molto felice dei riscontri: all’inizio c’era confusione, poi vedendo tutta la narrativa il progetto è diventato più chiaro. Ora le persone mi scrivono su LinkedIn per capirne di più».
Anche graficamente il singolo nasconde qualcosa di interessante: il titolo è «crESCere», ma quell'ESC è in evidenza. Cosa lasci «uscire», andare via dal tuo passato?
«Sono contento che si sia notato, perché tutto il progetto gioca su elementi di questo tipo. La parola "crescere" contiene ESC perché nella crescita ho visto un’uscita dal mio passato. Tutto passa con il tempo e noi cresciamo: ciò che prima era enorme oggi diventa più piccolo. È una crescita, ma anche un’uscita».
Come è nata la collaborazione con Gianni Pollex?
«In modo molto spontaneo: ho partecipato alla trasmissione Camper in tv, e mi ha scritto su Instagram per farmi i complimenti. Io gli ho proposto di incontrarci, gli ho fatto ascoltare il progetto e gli è piaciuto: è stato il primo a crederci e mi ha aiutato a dare una direzione concreta. Per quanto riguarda la scrittura, invece, scrivo da quando ho 16 anni. E lo faccio ovunque, raccolgo anche piccole frasi nella vita quotidiana».
Quali sono le sue influenze musicali?
«Sono cresciuto con Shawn Mendes, che mi ha influenzato dal punto di vista melodico e timbrico. Poi crescendo ho iniziato a concentrarmi di più sulla parte sonora: Tame Impala, The Neighbourhood, Arctic Monkeys. Per la scrittura, infine, sono stato molto influenzato dai Canova».
Che rapporto ha con la sua terra d’origine?
«Amo Santeramo, è il posto in cui vivo e vorrò vivere, ci sono cresciuto e c'è tutta la mia famiglia. Mi sono trasferito a Milano da pochissimo, già non vedo l'ora che arrivi l'estate per tornare. Milano offre certamente più opportunità lavorative, ma in Puglia c’è tutta la parte creativa».
Dopo questa «provocazione» come vede oggi l’industria musicale?
«Ci tengo a sottolinearlo ancora, il mio non è un attacco, è più un fare sarcasmo. Anzi ho scoperto che l'industria è più aperta di quanto pensassi, soprattutto quando ci sono idee collaborative. La mia prospettiva sta cambiando: anche chi è piccolo può arrivare a realtà più grandi».
Se dovesse sognare in grande, dove vorrebbe arrivare con questo progetto?
«Faccio tutto questo perché amo la musica. Il mio obiettivo è portarla in giro, suonare dal vivo, avere un pubblico che mi ascolti davvero. Persone che apprezzino la mia musica per quello che è e per ciò che ho da dire».















