Il disco
«Breathing», un ponte tra Mediterraneo e contemporaneità
Il pianista pugliese Alessandro Sgobbio incontra la voce della cantante palestinese Amal Murkus in un viaggio intenso e variegato
Il «respiro» del pianista pugliese Alessandro Sgobbio e della cantante palestinese Amal Murkus corre lungo un ponte tra sponde culturali. Breathing è l’album di debutto di questa inedita coppia che, in 33 minuti di piano-voce, tesse una trama universale. Nato dopo un concerto sold-out al Teatro Piccinni di Bari nel 2024 e registrato nel 2025 presso lo Studio Artesuono di Stefano Amerio, il progetto discografico alterna composizioni originali, reinterpretazioni di brani noti e canti della tradizione mediorientale. In sette tracce di intensità variegata, la voce profonda di Murkus si fonde con le architetture sonore pensate da Sgobbio, dove il suo pianoforte Fazioli dialoga con sottili tessiture elettroniche.
La storia di questa collaborazione parte dalle radici biografiche dei due artisti. Amal Murkus, da tempo ambasciatrice della musica palestinese, è interprete di estensione vocale scenica. La sua ricerca intreccia tradizione araba, poesia e linguaggi contemporanei. Tale viaggio culturale l’ha portata a collaborare con artisti come Joan Baez, Mercedes Sosa, Anouar Brahem ed Enzo Avitabile, e a portare la sua musica nei teatri e nei festival di tutto il mondo. Dall’altra parte del Mediterraneo c’è Alessandro Sgobbio, cresciuto a Crispiano, nel Tarantino, terra di ulivi e di orizzonti aperti, che ha fatto dell’esplorazione musicale il fulcro del proprio percorso. Dopo gli studi al Conservatorio Arrigo Boito di Parma e alla Norges Musikkhøgskole di Oslo, Sgobbio ha costruito una carriera che unisce jazz contemporaneo, improvvisazione, elettronica e una sensibilità profondamente lirica. Di casa a Parigi, attivo sulla scena internazionale, ha fondato ensemble come Silent Fires e Hitra, e ha sviluppato un linguaggio personale riconosciuto dalla critica per originalità e profondità.
Breathing riflette questi due mondi. Gli schemi melodici dei canti arabi - come il tradizionale «Khodoni» o il popolare siriano «Ya Mayela» - si intrecciano con brani originali come «Risalatohu», «La Ahada» e «Bah’ri», quest’ultimo firmato da Sgobbio e dedicato al mare, simbolo geografico e spirituale del disco. La reinterpretazione di «Canta», brano di Enzo Avitabile già esplorato da Murkus in collaborazione con lo stesso musicista napoletano, aggiunge un ulteriore filo di continuità tra mediterraneità e contemporaneità. Particolarmente intensa, poi, è la rilettura di «Ahwak» di Abdel Halim Hafez, qui con la partecipazione di Firas Zreik, kanunista e interprete di rilievo, che porta nella tessitura un ulteriore livello di connessione tra tradizione familiare e visione artistica condivisa.
Il Mediterraneo che emerge da Breathing è uno spazio di scambio, dove immaginato e sonoro di Murkus e Sgobbio s’incrociano e respirano insieme. In questa prospettiva, l’album diventa metafora di un mondo che, attraverso l’arte, può provare a riempire le sue crepe.