L'intervista

«Io, violinista a Sanremo, credo nella musica»: da Monopoli all'orchestra dell'Ariston la storia di Tiziana Giannelli

Enrica Simonetti

«Ogni volta è come fosse la prima. Il Festival è un simbolo della musica italiana ed esserci da musicista è un privilegio che non diventa mai abitudine. L’emozione è fortissima per tutti: la senti nei giovani cantanti alla loro prima volta, ma la ritrovi anche nei più esperti»

Alcuni giorni è in aula, a Crispiano, in provincia di Taranto, dove insegna violino agli studenti. Alcune sere è sul palcoscenico per i tour dei concerti. Da martedì sarà all’Ariston come violinista per il Festival di Sanremo. “In ognuno di questi luoghi ho un unico filo conduttore: trasmettere l’amore per la musica”, dice la musicista barese Tiziana Giannelli, originaria di Valenzano, residente a Monopoli. Il suo lungo percorso nella musica l’ha portata dalla Puglia ai grandi palcoscenici del mondo: diplomata in violino al Conservatorio "N.Piccinni" di Bari, ha lavorato nell'orchestra del Teatro Petruzzelli e partecipato più volte al Festival di Sanremo per la Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo, una delle più antiche istituzioni concertistico-orchestrali e orchestra ufficiale del Festival da sempre. “Questa è la mia quarta presenza a Sanremo – spiega - dopo le edizioni 2014, 2015 e 2016. Dal 2016 al 2023 sono stata violinista solista nella band di Al Bano Carrisi, esperienza che mi ha portata sui palchi di tutto il mondo”. Ora, torna l’emozione dell’Ariston ed è come se ci arrivasse per la prima volta: lo racconta in questa intervista.

Quali le sensazioni della vigilia?

“Ogni volta è davvero come fosse la prima. Il festival di Sanremo è un simbolo della musica italiana ed esserci da musicista è un privilegio che non diventa mai abitudine. L’emozione è fortissima per tutti: la senti nei giovani cantanti alla loro prima volta, ma la ritrovi identica anche negli artisti più esperti. Quando durante le serate del Festival parte la sigla dell’Eurovisione,  si crea un’energia speciale che attraversa tutto il teatro e coinvolge chiunque lavori allo spettacolo, non solo chi è sotto i riflettori. È un sentimento collettivo: riguarda musicisti e cantanti, ma anche tecnici, cameramen e tutte le figure che lavorano dietro le quinte. In quel momento tutti sono concentrati al massimo, perché sanno di contribuire ad un evento seguito e amato da milioni di persone. La responsabilità è grande, ma è anche ciò che rende quell’istante così unico. Dietro le quinte c'è una macchina organizzativa straordinaria: tante prove, grande cura dei dettagli e una collaborazione continua per offrire uno spettacolo di qualità altissima. Il lavoro del regista, dello scenografo, dei tecnici audio, degli assistenti musicali alla regia e alle luci è fondamentale. Proprio questo aspetto mi sta molto a cuore e cerco di trasmetterlo ai ragazzi che studiano musica: Sanremo fa capire quanti mestieri esistano intorno alla musica. Non c’è solo il palcoscenico; ci sono anche ruoli dietro le quinte altrettanto affascinanti e decisivi. La musica può diventare futuro in tanti modi diversi e ogni contributo ha lo stesso valore quando si lavora per un grande spettacolo”.

Com’è nata la passione per il violino?

“È nata davanti alla televisione, guardando le clip musicali della Rai nei pomeriggi degli anni ’80. Rimanevo incantata soprattutto dal suono del violino di Angelo Branduardi. Ascoltando “Alla fiera dell’Est” simulavo il violino con una racchetta da tennis e un ferro da maglia, immaginando di suonare quell’assolo. Era un gioco, ma dentro c’era già un sogno. Quel sogno però non l’ho costruito da sola. È stato fondamentale il sostegno della mia famiglia. Mia madre, con grande pazienza, mi accompagnava alle lezioni e mi aiutava a dare spazio alla musica nella quotidianità. Mio padre seguiva da vicino il mio percorso: voleva ascoltarmi suonare, si assicurava che studiassi con continuità e mi spronava a non fermarmi davanti alle difficoltà. A volte da ragazza lo vivevo come una richiesta impegnativa, ma crescendo ho capito che era un modo per infondermi il valore dell'impegno e della costanza. La musica mi ha insegnato il metodo nell'organizzazione quotidiana, il senso di responsabilità e la fiducia in me stessa. Con il tempo quel gioco è diventato studio, disciplina e poi lavoro”.

Quanto può fare la musica a livello sociale?

“La musica ha una forza sociale straordinaria: crea comunità, educa all’ascolto dell’altro e abitua alla collaborazione. In orchestra non c’è competizione, si impara a respirare insieme, a rispettarsi, a costruire qualcosa di bello come gruppo. Sono esperienze che aiutano a crescere come persone, prima ancora che come musicisti. In un tempo in cui i rapporti tra i giovani sono spesso rapidi e frammentati, la musica insegna profondità, costanza e rispetto dei tempi di ciascuno. Può diventare un riferimento educativo importante. Non tutti diventeranno musicisti, ma tutti possono portare nella propria vita ciò che la musica insegna: sensibilità, ascolto e consapevolezza. Se i miei alunni, vedendomi suonare al Festival di Sanremo, proveranno un po’ di orgoglio e troveranno uno stimolo in più per credere nei propri sogni, il loro studio assumerà un senso ancora più grande ed il mio lavoro avrà dato buoni frutti”.

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