L'intervista
I Paper Walls debuttano con l'EP «Che Sbatti», manifesto rock di rabbia generazionale e alienazione digitale
L'inizio della carriera 9 anni fa, ora la band foggiana firma un lavoro crudo e identitario che attraversa punk, pop e introspezione
Il 20 febbraio (oggi) è una soglia che si apre dopo quasi un decennio di prove, chilometri e resistenza. Per i Paper Walls - Sonia Belvedere, 32 anni, voce e penna; Nicola Renigaldo, 32, chitarra; Matteo Renigaldo, 25, basso; Angelo Pipoli, 28, batteria - l’uscita di «Che Sbatti» è il primo capitolo organico della carriera discografica. L’EP, prodotto da V_Rus, pubblicato da B Music Records e distribuito da ADA Music Italy per Warner Music Italy, arriva dopo sei singoli in nove anni, dal debutto con «False realtà» nel 2017 al recente «Ricordi». Il titolo dell’Ep firmato dalla band rock-punk foggiana è una dichiarazione d’intenti. «Che Sbatti è un lavoro senza filtri» racconta Sonia. Dentro ci sono impegno quotidiano, pressione sociale, alienazione digitale. «Parto sempre da esperienze personali - aggiunge la voce arrabbiata - per descrivere il mondo attorno, così siamo più vicini a chi ci ascolta». La title track è un manifesto generazionale: «caos nella testa, rolex meglio di un sogno… forse siamo soli in un mare di like». Un elenco di ossessioni che diventa sfogo collettivo. «Possiamo essere cronisti e protagonisti insieme del nostro tempo - osserva Nicola - perché anche noi viviamo in questo caos. Attraverso più generi proviamo a leggere la realtà». Il suono dei Paper Walls (palese richiamo alla hit degli Yellowcard) affonda nel rock con richiami punk e aperture pop. In un panorama dominato da rap, trap e urban, la band rivendica la propria traiettoria. «È complicato districarsi nella palude discografica - ammette Belvedere - ma avvertiamo un cambio di tendenza. C’è una fetta di pubblico che riscopre il rock. Non abbiamo velleità apicali, ma ci facciamo sentire». Renigaldo parla poi di una linea tra Millennial e Gen Z: «Grattiamo in quel solco sociale, con un’età media di 29 anni». La scaletta di Che Sbatti alterna tagli netti e introspezione. «Come stai?» smaschera il vuoto delle relazioni. «I tuoi silenzi» è la ballata dove «oltre il dolore è solo banalità». Con «Ricordi» la memoria si fa energia. Il brano più divisivo è «Vaffalà», testo esplicitamente gender. «È soprattutto provocazione - spiega Sonia -, con il mio “Vaffalà” spazzo via i pensieri inutili e vogliamo cantare tutti insieme: “giù le mani, è la mia identità”». Nicola affila la chitarra: «Il riff taglia idealmente un tema che deve toccare soprattutto noi maschietti». Matteo e Angelo sostengono l’opera con un basso «opprimente» e colpi militanti. Dopo il tour europeo del 2018 e collaborazioni come in «Libera» con Vinx dei Vanilla Sky, l’EP rappresenta una svolta. «Le nostre “pareti di carta” sono diventate più solide - riflette Sonia -, è un progetto culturale e umano collaudato». Il release party romano di ieri sera ha anticipato la prossima tournée tra club e festival, d’Italia ed Europa. Ma il senso è già tutto qui, nel titolo che suona come uno sbuffo e una presa di posizione. «Che Sbatti è il nostro nuovo inizio». Benvenuti Paper Walls.