L'intervista
Fulminacci a Sanremo sfida la «Stupida Sfortuna»: «Duetto con Francesca Fagnani perché è austera e materna. La gara? Vorrei arrivare quinto...»
Il cantautore annuncia il nuovo disco, «Calcinacci», in uscita il 13 marzo. E racconta il suo Festival, cinque anni dopo il debutto con «Santa Marinella» davanti a un pubblico di palloncini: «Sono la cosa che mi fa più paura al mondo, è stato tremendo»
Si intitola «Calcinacci» (Maciste Dischi) il nuovo album di Fulminacci, che uscirà il 13 marzo anticipato da «Stupida sfortuna», canzone in gara a Sanremo 2026. «Ho pensato fosse il brano giusto perché è nato già con l'arrangiamento adatto all'orchestra - racconta il cantautore romano - Sarà diretta da Golden Years, che produce anche il resto del disco». Tredici tracce che attraversano addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri, sempre a cavallo tra ironia e malinconia, accompagnate da un corto («Ero annoiato dal solito videoclip - dichiara - ho detto: facciamo un film») che uscirà insieme all'album (il tutto anticipato da un esilarante teaser con Pietro Sermonti, già disponibile sui canali social dell'artista). Nell'album sono presenti due featuring, con Franco 126 e Tutti Fenomeni: «Lo adoro, credo sia un intellettuale del nostro tempo, va ascoltato con attenzione».
È al suo secondo Sanremo, anche se il primo, quando portò «Santa Marinella», era senza pubblico. Sensazioni?
«Il pubblico erano i palloncini, che sono una delle cose che mi fa più paura al mondo, è stato tremendo. Poi sono tornato ospite di Gazzelle, ho assaggiato l'atmosfera reale. Ho capito che è impegnativo ma sarà anche divertente».
Nel testo del brano in gara parla di «Sanremi e classifiche», che rapporto c'è con la competizione?
«Sto facendo tutto divertendomi, le classifiche esistono e ci sono dentro perché faccio musica pop, non ho intenzione di boicottare questo calderone. Ma il successo per me è vedere la gente contenta ai miei concerti, che canta le canzoni, arrivare alle persone facendo una cosa che mi piace».
Vittoria di Sanremo e Premio della Critica: se potesse sceglierne uno?
«Dunque in caso di vittoria o podio c'è quel momento difficilissimo dell'apertura della busta, in cui si è in tre sul palco, ti guarda tutta Italia e magari perdi. Poi mi sono ripromesso che se dovesse mai succedere e se avessi accanto degli amici, per esempio Ditonellapiaga, manifesterei una reazione più onesta, tristezza o delusione, più che felicità per il vincitore. Perciò vorrei arrivare quinto. Quinto è bellissimo perché sei in top 5, quarto è brutto perché è quasi podio, quindi quinto va bene. Il Premio della Critica non me lo danno, lo daranno a qualcuno con i testi seri. La mia canzone parla di sentimenti e i sentimenti non meritano critica».
l'intervista completa in edicola giovedì 12 febbraio...