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Ali e radici

E Molfetta divenne «la città del jazz»

E Molfetta divenne «la città del jazz»

Una data significativa riporta all’estate del 1980 quando la Regione destinò 390 milioni di lire alla Camerata Musicale

02 Agosto 2022

Ugo Sbisà

Una recente presentazione molfettese del volume «Paolo Lepore e la Jazz Studio Orchestra», ha dato il La per una rievocazione di anni ormai lontani, nei quali appunto Molfetta si guadagnò l’appellativo di «Città del Jazz». Le vicende che portarono a questa definizione diventano ormai sempre più lontane nel tempo e meritano quindi di essere ricordate. Una data significativa ci fa riavvolgere il nastro all’estate del 1980 quando, con una decisione inaudita per l’epoca, la Regione Puglia destinò la consistente somma di 390 milioni di lire alla Camerata musicale barese per finanziare un festival denominato «Estate Jazz ‘80».

Era un periodo particolare: Umbria Jazz aveva sospeso le manifestazioni già da un po’, a causa dei disordini che ne accompagnavano i concerti. L’ambizione era di candidare la Puglia a riempire questo vuoto e la somma investita lasciava ben sperare, sebbene nessuno sembrava aver intuito quale volano turistico sarebbe potuto diventare un festival jazz per una regione ancora lontana dai clamori mediatici dei nostri giorni. In ogni caso, per l’occasione venne allestito un cartellone di altissimo profilo nel quale, tra gli altri, spiccava il nome del grande pianista Bill Evans. Nessuno poteva immaginarlo, ma per Evans si sarebbe trattato dell’ultimo tour italiano, dal momento che sarebbe morto un mese dopo i concerti pugliesi. Tra questi, oltre a una sciagurata data brindisina, dove il concerto venne ripetutamente disturbato dalla scarsa disciplina di parte del pubblico, c’era anche una data a Molfetta dove il pianista – che suonava all’aperto - venne sorpreso dal classico acquazzone estivo; il pubblico però non si perse d’animo e il concerto si salvò grazie a un manipolo di appassionati che trasportò di forza il pianoforte in una sede di fortuna nel centro storico, dove Evans potè riprendere a suonare.

Come spesso accade dalle nostre parti, quella dell’Estate Jazz ‘80 fu la prima e ultima edizione, perché una serie di beghe politiche ne impedì la prosecuzione. Tuttavia, se la Regione scelse di defilarsi, un’importante ciambella di salvataggio fu offerta l’estate successiva dalla Provincia di Bari. Erano gli anni della presidenza socialista dell’avvocato conversanese Gianvito Mastroleo che, con la collaborazione di Pietro Centrone, all’epoca giovane e intraprendente funzionario molfettese, aveva inventato il decentramento provinciale. Da giugno a settembre, l’intero territorio del Barese veniva beneficiato da spettacoli di arte varia la cui organizzazione era demandata alla maggior parte delle sigle attive sul territorio. La Camerata tornò a proporre il jazz e Centrone, intuitane la qualità, lo volle per la «sua» Molfetta. Nacque così Puglia Jazz ‘81, un cartellone ampio nel quale la Camerata faceva la parte del leone, ma che concedeva spazio anche ad altri organizzatori. Giusto per avere un’idea, la Camerata portò a Molfetta, in piazza Municipio, i concerti di Lee Konitz, Stan Getz, Betty Carter, Woody Shaw, Danny Richmond e Dizzy Gillespie, trasformando quella che era stata fino ad allora una tranquilla cittadina nella meta di migliaia di appassionati capaci di bloccare il traffico e l’intero centro storico. Ma anche il resto della programmazione era tutt’altro che marginale: se la Camerata propose anche appuntamenti con gruppi italiani, dai Sax Machine di Bruno Biriaco a Claudio Fasoli, il Cinestudio di Pino Fizzarotti, fedele alla sua vocazione più avanguardista, portò a Bari Anthony Braxton e Richard Teitelbaum, ma più in generale, anche a opera dell’Arci e di Paolo Lepore, si ascoltarono in quella incredibile estate Misha Mengelberg, Han Bennink, Muhal Richard Abrams, Archie Shepp, Chico Freeman, Dusko Goikovic e poi ancora Gianluigi Trovesi, Eugenio Colombo, Giorgio Gaslini, Martin Joseph, Giancarlo Schiaffini, Massimo Urbani, oltre al Praxis di Pino Minafra e a Roberto Ottaviano.

Il successo si replicò anche l’estate successiva, quando Puglia Jazz tornò a Molfetta. Tra i concerti del 1982 vanno ricordati soprattutto quello di Lionel Hampton che, con la sua orchestra, attirò una quantità impressionante di pubblico. E nello stesso cartellone spiccavano, fra gli altri, i nomi di Gerry Mulligan, di Dave Brubeck, a capo di un gruppo nel quale suonava anche l’eccellente clarinettista Bill Smith e il trio del raffinato clarinettista italoamericano Jimmy Giuffre. Anche in quel caso, dopo un biennio, la manifestazione s’interruppe, ma ormai per tutti Molfetta era diventata la Città del Jazz e lo è ancora per quanti furono testimoni di quelle serate indimenticabili.

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