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Uno strano silenzio sul poeta del suono

Uno strano silenzio sul poeta del suono

È morto Radu Lupu, considerato unanimemente uno dei più grandi artisti del pianoforte

03 Maggio 2022

Emanuele Arciuli

Nei giorni scorsi il mondo della musica è stato colpito da una perdita importante: è morto Radu Lupu, considerato unanimemente uno dei più grandi artisti del pianoforte, un poeta del suono, interprete sublime, visionario, del classicismo viennese e dei romantici, specie Schubert e Schumann. La notizia, che ha fatto il giro del web – e non c’è quasi pianista che non l’abbia postata sulla propria pagina social, avendone una – è passata del tutto sotto silenzio, invece, sui grandi quotidiani italiani e, naturalmente, in televisione. Non c’è un telegiornale che ne abbia parlato, credo. E di ciò si sono lamentati molti miei colleghi pianisti, constatando una volta di più quanto insignificante sia, per il mondo dell’informazione e per i media, la musica classica.

Sono certo che più di un giornalista italiano sappia chi è stato Radu Lupu, e non è escluso che a qualcuno di loro sia capitato di ascoltarlo dal vivo, o almeno in disco. Non credo, dunque, che la mancanza di articoli a riguardo – e di servizi sui telegiornali – sia dovuta semplicemente a ignoranza. Credo che, piuttosto, la scelta – perché di questo si tratta, una scelta – di ignorare la notizia, di non trasmettere un servizio su Lupu, magari con l’ausilio di immagini di repertorio, dipenda dal fatto che si pubblica e si trasmette ciò che interessa alla gente. O ciò che si ritiene interessante per la gente. Non so se esistano a riguardo degli algoritmi, dei calcoli scientifici, magari elaborati da qualche agenzia di informazione. Non so nemmeno, sinceramente, di quale «gente» si tenga conto, e in base a quali criteri. Ma siccome i giornali, e anche – anzi soprattutto – i telegiornali sono dei prodotti che si vendono, immagino che la selezione delle notizie segua dei principi di economia, e piuttosto attendibili, perché sono seguiti più o meno da tutti. Non è che il TG1 abbia dedicato a Lupu un lungo servizio e invece, che so, La7 nemmeno un secondo. No, hanno adottato tutti la stessa linea.

Il medesimo destino di Lupu è toccato a moltissimi altri musicisti classici. E non solo quando si tratta di coccodrilli, ma anche di lieti eventi: il vincitore dell’ultimo Premio Paganini, italiano, è stato segnalato in televisione solo dopo una raccolta di firme; alla fine un piccolo servizio televisivo è arrivato. Ma, tanto per dire, molti anni fa, un noto quotidiano nazionale (non dico quale per carità cristiana) citando l’opera Uno sguardo dal ponte, che avrebbe avuto la sua prima al Metropolitan di New York, omise non il nome del tenore o dello scenografo, no: proprio quello del compositore. Si menzionava Arthur Miller, autore del lavoro teatrale, e pure il cast del film omonimo, ma il compositore dell’opera non c’era. Per la cronaca, si tratta di William Bolcom, Premio Pulitzer per la musica, formidabile musicista, tra i maggiori della scena americana. Non è bastato.

Si può, o si deve far qualcosa? Non so. Siamo irrilevanti, tutti. A parte pochissime eccezioni che non fanno sistema. Per fortuna il valore, e anche l’importanza storica, non dipende – per così dire – dai follower di Instagram, e nemmeno dalla popolarità. Basta ascoltare un qualunque Intermezzo di Brahms suonato da Radu Lupu per capirlo. Certo, sa un po’ di premio di consolazione. Ma l’alternativa non esiste. Sarebbe davvero rivoluzionario un (tele)giornale che mettesse in prima pagina la musica classica o l’arte contemporanea, sovvertendo la gerarchia delle cose. Perché la bellezza del pensiero – in ogni sua forma – è necessaria. Anche a chi la ignora. Qualcuno raccoglierà la sfida?

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