Domenica 20 Giugno 2021 | 12:25

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Ecco 'Ars Insidiae' la trappola sonora che cattura chi ascolta

È uscito il nuovo disco del trio The Bumps

Ecco 'Ars Insidiae' la trappola sonora che cattura chi ascolta

L’arte dell’insidia, ovvero una trappola per l’ascoltatore. Sembra quasi l’incipit di un film d’azione degli Anni ‘70, invece è quello che propone il trio «The Bumps», composto da Vince Abbracciante (tastiere), Davide Penta (basso) e Antonio Di Lorenzo (batteria), per il loro nuovo album Ars Insidiae (etichetta Bumps Records), disponibile da qualche settimana su tutte le piattaforme digitali.
«Molti non ascoltano più musica che non sia cantata – commenta Di Lorenzo-, questo nostro progetto cerca di portare tutto alla vera essenza della musica, capace di catturare l’ascoltatore senza nessun stratagemma, riportandola al centro allo stato puro». Il nuovo e terzo disco dell’eclettico trio, è composto da otto brani originali scritti e arrangiati dai tre talentuosi musicisti pugliesi. Ars Insidiae, infatti, è un lavoro evocativo, ricca di pathos, ma soprattutto non convenzionale. Tutto questo accade grazie al solido legame che c’è tra i tre musicisti e alle profonde riflessioni sulla Puglia in tutte le sue sfumature: colori, suoni, luoghi, assonanze e dissonanze proprie di una terra ricca di suggestioni, ispirazioni e contraddizioni. La matrice del jazz contaminato di «The Bumps», infatti, è figlia di una magica mescolanza improntata su luoghi, situazioni, echi di bande di paese, personaggi realmente incontrati o soltanto immaginati, trasformati in un dipinto musicale e visivo da ascoltare a occhi chiusi.
Una musica al limite del visionario, che affonda le radici fra lounge, cinedelia, punk jazz, ambient, avant-garde e sperimentazioni sonore con strumentazioni tipicamente vintage (tra l’altro, Di Lorenzo è uno dei maggiori collezionisti al mondo di batterie vintage). La mescolanza di suoni e ritmi la incontriamo già in «New York», brano d’apertura in cui confluiscono suggestioni latine a ritmi ipnotici e minimal urban. Organo Hammond in evidenza nei brani «The smell of Poison Ivy» e «The bull is coming», suoni vintage di grande eleganza ed efficacia. «Abbiamo registrato al Bumps Studios di Fasano – prosegue Di Lorenzo-, con particolari microfoni per basso e batteria, a cui sono seguite lunghe e accurate fasi di rielaborazione e sovrascritture con l’aggiunta di tastiere originali come l’organo Hammond, il Fender Rhodes, Wurlitzer, Elka, Farfisa e Vox. Il missaggio e postproduzione hanno ulteriormente impreziosito il sound del disco, attraverso un mood onirico che rappresenta l’autentica peculiarità sonora del trio». «Duende» e Duende (single edit), sono due composizioni pronte per essere utilizzato per un film poliziesco degli Anni ‘70. La bellissima «Astral sunrise», «subisce» le straordinarie suggestioni ambient suggerite in passato da Brian Eno. «Nove», invece, è un brano jazz accarezzato dalle atmosfere ambient, così come in Ars Insidiae l’ambient sfiora il funk rock. Lodevole «Taranto pitfall», brano dedicato alla città di Taranto immersa in un’atmosfera surreale, tra bellezza assoluta e contraddizioni. Un’ottima prova per i tre musicisti, che si sono incontrati vent’anni fa per iniziare una lunga collaborazione partendo dal progetto «I Tàngheri», formazione che ha all’attivo tre album. The Dharma Bums, il terzo della serie pubblicato dalla Universal Music, ha visto la collaborazione del chitarrista statunitense Marc Ribot, noto anche per aver collaborato con artisti come Tom Waits, Elvis Costello, Vinicio Capossela e John Zorn. Questo disco de «I Tàngheri», comunque, simboleggia il passaggio dal tango acustico a una musica di confine. Chiusa l’esperienza de «I Tàngheri», il trio cambia il nome in «The Bumps». Con il nuovo nome pubblicano Playin’ Italian Cinedelics, un viaggio incentrato sulle colonne sonore dei film italiani degli anni Sessanta e Settanta, cui segue Al di sopra di ogni sospetto, dedicato al maestro Ennio Morricone. In questi anni il trio ha suonato in prestigiose manifestazioni nazionali e internazionali, ospitando artisti come Marc Ribot, John Medeski, Juini Booth, Flavio Boltro, Carlo Actis Dato, Roberto Ottaviano, Vincenzo Deluci, Gianluca Petrella e GiòSada.

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