Martedì 18 Maggio 2021 | 19:32

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Dopo il Dpcm

Puglia, l'urlo dal mondo della musica live: «Distribuire meglio i ristori, priorità a chi è in regola. Solo col vaccino torneremo alla vita di prima»

Parla Pasquale Vurro, titolare di Vurro Concerti: «I concerti sono assembramento. Torneremo alla normalità non prima del 2022»

Puglia, l'urlo dal mondo della musica live: «Distribuire meglio i ristori, priorità a chi è in regola. Solo col vaccino torneremo alla vita di prima»

Il nuovo Dpcm varato dal governo Conte per frenare la diffusione dei contagi da Coronavirus ha piegato ancora una volta il settore della cultura e dello spettacolo, già fortemente compromesso. È questo, in sintesi, l'appello degli operatori della filiera, che in queste ore stanno protestando, per strada e sui social, contro le strette, evidenziando come non ci siano stati focolai nei luoghi interessati dalle nuove chiusure, come cinema, teatri o sale concerti. La Puglia non fa eccezione, e il quadro della situazione lo racconta Pasquale Vurro, titolare di Vurro Concerti, una delle agenzie di spettacolo e di organizzazione eventi più importanti di tutta la regione.

«Nella nostra attività di live – spiega – il portare i posti disponibili per gli spettacoli da 200 a zero, non ha influito moltissimo. I concerti programmati fin dall’inizio di questo 2020 sono prima stati spostati all'autunno-inverno, e ora verranno rimandati al 2021, augurandoci si riesca a organizzarli. C’è tanta confusione, e anche se è duro da accettare, l’unica soluzione reale al problema è quella sanitaria, quando arriverà un vaccino adeguato».

Per Vurro il ristoro da parte del Governo, comunque, è la priorità: «La categoria della musica live è assembramento, altrimenti non ha senso. I concerti in streaming funzionano se a farli sono i Pink Floyd, ma in pochissimi sono disposti a pagare un biglietto per vedere un’esibizione di una band italiana, ad esempio, attraverso uno schermo. Intorno a un’impresa come la nostra gravita un intero sistema, tante filiere di lavoro, dal palazzetto che prende il fitto, ai macchinisti, facchini, servizio d’ordine, vigili del fuoco, addetti alla sicurezza, ingegneri, personale di pulizia. Ma ci sono benefici anche per le città: quando c’è un live con 40mila spettatori lavorano hotel, ristoranti, tabaccai, bar, tutti. È un settore intero bloccato da marzo. La somma una tantum dei 600 euro è stata distribuita un po’ in fretta, e come sempre in maniera disomogenea: forse sarebbe utile guardare il reddito familiare, dare maggior sostegno ai nuclei meno abbienti, è facile erogare al singolo, che magari ha aperto la partita Iva quasi per caso, quando ci sono intere famiglie che tirano avanti solo con quello. Solo di spese fisse, per un’impresa come la nostra, tra contributi e utenze se ne vanno 50-60mila euro all’anno. In qualche modo chi è in regola rimarrà in piedi, ferito ma non morto».

(Pasquale Vurro)

La questione del settore che va maggiormente regolarizzato, infatti, sta molto a cuore a Pasquale Vurro: «Purtroppo oggi la gente vede in questo lavoro del guadagno facile, vede le cose belle, quello che c’è davanti al palco. Quindi tanti inesperti e avventurieri si infilano in un meccanismo collaudato e causano gravi problemi commerciali, con agenzie nazionali e locali nell’organizzazione e distribuzione degli eventi. Vedo gente che non ha titolo, società con prestanomi, è un danno per tutti, che professionalità diamo a questo lavoro?»

E a chi gli chiede di fare una previsione su come andrà a finire il tutto, Vurro risponde così: «Sicuramente si tornerà a quello che eravamo prima: speriamo di avere al più presto il vaccino, prima distribuito a medici e categorie deboli. A mio avviso in primavera riusciremo ad avere qualche allentamento sulle misure restrittive, l’estate 2021 sarà simile a quella 2020, con platee contingentate, poi il prossimo autunno – con previsioni ottimistiche – torneremo all’80% della vita normale, augurandoci di arrivare al 100% per il 2022. Serve positività: la gente ha voglia di lavorare, gli artisti di cantare, il pubblico esasperato di mettere la parola ‘fine’ a questa storia».

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