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Le domande sui salvataggi in mare

Invece di parlare o muovere le orecchie, come si dice da noi, si riporta di seguito quanto scritto nel rapporto dell’agenzia europea Frontex: «Nel corso del 2015 e i primi mesi del 2016 gruppi di trafficanti istruivano i migranti a fare chiamate col telefono satellitare al Mrcc (Centro di coordinamento dei soccorsi marittimi) a Roma per provvedere ai salvataggi mirati. Le operazioni Sar (ricerca e salvataggio) erano principalmente intraprese da disposizioni legislative italiane, Eunaformed (forza navale Unione Europea) o da navi di Frontex con navi di Ong coinvolte in meno del 5% degli accadimenti (relativi ai migranti in difficoltà).
Più di metà di tutte le operazioni di salvataggio erano iniziate in questa maniera. Da giugno ad ottobre 2016, però, lo schema era cambiato. Le chiamate con telefono satellitare crollavano improvvisamente al 10% e le operazioni di salvataggio delle Ong crescevano a più del 40% degli accadimenti.
Da giugno 2016 un significativo numero di imbarcazioni veniva intercettato o salvato da navi delle Ong senza nessuna previa chiamata di soccorso e senza una informazione ufficiale relativa alla localizzazione del salvataggio. La presenza e le attività delle Ong vicino e all’interno delle 12 miglia delle acque territoriali della Libia quasi raddoppiano rispetto agli anni precedenti (...). Parallelamente il numero totale degli incidenti cresceva drammaticamente (...). L’incremento dei morti nonostante l’aumentata sorveglianza di Eunaformed, Frontex e gli sforzi per il salvataggio da parte delle Ong, sembra paradossale a prima vista».
C’è, quindi, molto da riflettere, prima di slogarsi le orecchie.

Alfredo Maiorano, Bari

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