Sabato 19 Gennaio 2019 | 00:03

Lettere alla Gazzetta

Un regista modesto e discreto

Secondo alcuni pareri, il regista Francesco Amato è velleitario ma concreto. Politico ma poeta. Dopo aver diretto Toni Servillo nella commedia brillante “Lasciati andare”, ora progetta di fare un film nientemeno che sul leader leghista Umberto Bossi. Il senatùr protagonista assoluto d’un racconto? Amato afferma d’essere interessato addirittura al linguaggio (poetico?) dell’Umberto, alla sua capacità di parlare alla gente. Il regista descrive anche quello che sarà un pezzo forte, memorabile del film: “Bossi che passa le notti con gli amici su una 500 per andare a fare le scritte con la vernice verde sui cavalcavia”. Insomma, qualcosa di molto simile alle gesta tragicomiche di tanti scalcagnati aspiranti consiglieri comunali, candidati nelle elezioni di paese. A proposito di questa futura opera su Bossi, Amato sostiene: “Questo è proprio il cinema italiano che più ci diverte, è Monicelli o i Vitelloni”. Regista poetico, ma anche modesto e discreto. Con profonda stima.

Marcello Buttazzo, Lequile (Lecce)

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