Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 23:05

Lettere alla Gazzetta

Il nostro futuro dipende dalla reputazione sul web

Come ci ricorda «il guastafeste» Lino Patruno («Gazzetta» del 1° aprile), il ministro Poletti è un maestro negli autogol. Tanti commentatori si sono chiesti come mai il ministro del lavoro non rifletta prima di parlare. È come quando capita di ascoltare un fuori onda, scopriamo punti di vista che ci sfuggono e che si palesano da questo strappo improvviso nella quotidiana messinscena televisiva. È importante capire come ragiona chi ci governa e possiamo comprenderlo proprio da queste sfilacciature nella trama della narrazione. Evidentemente, nel suo mondo, giocare a calcetto è più importante - ai fini di trovare un impiego - che avere un curriculum vitae coi fiocchi.
Da bambini si giocava a Subbuteo, da grandi si continua con il calcetto, non solo i giovani politici dribblano, fanno melina o danno un assist (nel frattempo cucendo «larghe intese»), anche giornalisti, imprenditori tessono relazioni per andare tutti in... rete!
Sarà per questo che le metafore calcistiche vanno di moda? E la scuola e l'Università, l’Istruzione come ascensore sociale? Meglio scendere in campo.
Buttiamo alle ortiche i consigli per scrivere un cv «da sogno». Però adesso è fondamentale la reputazione online, infatti molte aziende guardano i profili sui social network come Facebook o Linkedin (una rete sociale di connessioni), tanto che sono nati i «reputation cleaners» per chi voglia «ripulire» il proprio profilo digitale, le identità virtuali sono osservate dai recruiters, coloro i quali selezionano il personale anche scandagliando il web. L’autore termina il pezzo «Ma il calcetto dateglielo voi», citando Briatore. Di mister Billionaire ricordo che, invitato alla Bocconi, consigliò agli studenti di fare i camerieri per le laute mance. Non ci stupiremmo se suggerisse, piuttosto che impegnarsi in inflazionati studi di giurisprudenza inseguendo cavilli, di specializzarsi in cavatelli.
Peccato che anche nello spot che la Bce mise in onda per far conoscere la nuova moneta da 10 euro, una italiana rappresentasse una giuliva cameriera orgogliosa della sua «prima bella mancia». Auguriamoci che un domani non si materializzino i cosiddetti McJob (in Usa, i lavori precari a basso costo); lavori che non consentono di costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri figli lasciandoci impotenti a guardare che a fare goal siano sempre i soliti noti.

Margherita De Napoli, Modugno (Bari)

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