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Il rimpianto per i leader del passato

Nell’era tecnologica e virtuale va in scena l’inasprimento irreversibile della politica. La vicenda giudiziaria di Tiziano Renzi, che meriterebbe al momento solo avveduti commenti giornalistici e misurate interpretazioni dell’opinione pubblica, è scivolata in un inferno di polemiche. In specie, questo è il tempo incarognito di Internet, dei social, che sanno veicolare quotidianamente, tra l’altro, offese e risentimenti. E poche analisi sensate. Sul web, relativamente alle disavventure del famoso e illustre babbo, c’è stato un cruento scambio di insulti fra Beppe Grillo e Matteo Renzi. Il Grillo sparlante ha irriso “il rottamatore che riuscì a rottamare solo il padre”, aggiungendo con una certa volgarità che l’ex premier è “un menomato morale” e “un uomo minuscolo”. Il “riformista” in camicia bianca con un post altrettanto virulento ha replicato: “Grillo, non ti permettere di palare della relazione umana fra me e mio padre. Hai fatto una cosa squallida. Sei uno sciacallo”. Se questo è il tenore e lo status semantico della politica contemporanea, come si fa a non rimpiangere il tempo di Berlinguer, di Moro, di Pajetta, di Natta, di Ingrao, di Cossiga, di Pannella, quando prevalevano una più mansueta e colta dialettica e un più decoroso linguaggio? Con profonda stima.

Marcello Buttazzo, Lequile (Lecce)

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