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LETTERE ALLA GAZZETTA

Il governatore campano non andava candidato

Il corretto linguaggio, in tutti gli ambiti del vivere civile e quotidiano, è prioritario, cifra d’un contegnoso decoro. È vero: la politica spesso ci ha abituato a poco decorose affermazioni, farcite di insulti e di insolenze varie. Purtuttavia, stavolta, è stato ampiamente superato il livello di guardia. In un fuori onda d’una intervista a Matrix, il presidente della Campania, Vincenzo De Luca ha detto: «Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti. Atti di delinquenza politica. Era tutto un attacco al governo Renzi». Parole semplicemente folli ed esaltate d’un uomo, che poco prima delle elezioni regionali del 2015 era stato inserito dalla presidente della commissione Antimafia, Bindi, nella lista dei «candidati impresentabili». Il politicamente corretto spinto allo stremo domina, da sempre, in questo ibrido governo. Il premier Renzi e tutto lo stato maggiore del Pd hanno preso le distanze dalla sortita allucinante e delirante di De Luca. L’ex «rottamatore» blandamente ha sostenuto: «Parole totalmente inaccettabili, solidarietà piena a Rosy Bindi». Troppo buono, troppo tenero, il riformista in camicia bianca. Un politico della «statura» di De Luca non avrebbe dovuto mai essere candidato. Con profonda stima.

Marcello Buttazzo, Lequile (Lecce)

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