Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 15:17

LETTERE ALLA GAZZETTA

Cambiare atteggiamento verso la contraccezione

Un giudizio incauto e sbagliato (“così ammorbidiamo il problema dell’obiezione di coscienza”) a commento delle nuove linee guida che consentono (finalmente!) l’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico senza più ricovero ha scatenato le non nuove proteste anti legge sull’aborto del Forum delle associazioni familiari di Puglia. Che per tirare acqua al proprio mulino riportano solo quanto può tornare utile alle loro tesi.
È senza dubbio vero che la citata legge raccomanda di assistere e di aiutare la gravida in stato di difficoltà, per trovare le soluzioni dei problemi e cercare di rimuovere le cause, né potrebbe essere il contrario, considerando proprio la parte del titolo che recita “norme per la tutela sociale della maternità”, al di là dell’ironia che spesso si fa perché consente anche l’aborto, ma invocare l’intervento politico equivale a dirsi fuori dalla realtà.
E’ arcinoto che lo Stato, le Regioni e gli Enti locali sono del tutto inadempienti. Ma se in quarant’anni non è stato fatto mai alcunché è pensabile che lo si possa fare oggi con la crisi che da tempo ci attanaglia? Né può essere data la colpa ai consultori, per le loro carenze altrettanto arcinote, oltre all’assenza quasi totale di comunicazione tra le varie agenzie sociali, autentiche monadi!, come in Italia accade per tante altre problematiche.
Il Forum afferma anche che l’utilizzo della pillola abortiva è “in totale contraddizione con il dettato della Legge 194/78”. E sbaglia, perché proprio quella legge con grande lungimiranza prevedeva l’aggiornamento del personale “sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (art. 15). Alla donna proprio non vogliamo pensarci?
Così come passare dal regime di ricovero a quello di day-hospital non è una forzatura in quanto, sebbene le Linee di indirizzo non lo prevedessero, tale modalità era già operativa sin dall’inizio in Emilia-Romagna cui poi si sono aggiunte altre regioni. E senza che la decisione debba per forza coinvolgere organizzazioni politiche e parti sociali quanto piuttosto essere motivata, anche per quel che si è detto, da ragioni di opportunità.
Addirittura la Legge disponeva che “nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati” (art. 8). Anche questo però non si è mai attuato, disattendendo ancora una volta la normativa, probabilmente per ragioni di precauzione.
Perché, come ricordano bene le suddette Linee, “nel 5% circa dei casi è necessario sottoporsi comunque ad un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina per completare l’aborto o fermare un’emorragia importante in atto”. Motivo per cui l’affermazione di partenza è sbagliata, in quanto ci vorrà sempre l’intervento del ginecologo, ed incauta, per il fatto che non è che la pillola possa modificare i convincimenti degli obiettori.
Quanto infine alla prevenzione degli aborti, piuttosto complicata per le tante sfaccettature, essa non sarà possibile fino a quando non muterà l’atteggiamento verso una seria contraccezione, tra veti clericali e cattive abitudini, non certo con l’opera di dissuasione che un certo volontariato vorrebbe portare avanti più che prestare davvero la propria opera in un aiuto senza condizioni alla maternità difficile.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (BA)

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