Lunedì 21 Gennaio 2019 | 12:20

LETTERE ALLA GAZZETTA

Bisogna votare sui contenuti non su antipatie o simpatie

Il cittadino però dopo venti anni di dibattiti televisivi sterili e chiassosi ha iniziato a non credere più a tutto quello che passa questo tipo di informazione e spaventato dalla crisi e dai problemi cerca altre strade.
Nel nuovo secolo e diventato di dominio comune anche perché volutamente facilitato nell’utilizzo, internet e tutto ciò che in fatto di socializzazione esso comporta (facebook, twitter, whats’up etc.) generando negli inventori e gestori di questi social ricchezze assolute.
È nata quindi una nuova forma di politica social che fa sempre capo al malcontento popolare amplificato con milioni di visioni (saranno vere?) e con fatti non sempre verificabili in quanto veri che si basa sui principi di democrazia popolare del voto di uno che vale come quello di un altro con interrogazioni e scelta dei candidati tutta sul Web. Ovviamente la popolazione speranzosa di poter essere protagonista vede con positività la nascita di questo movimento e lo segue con fervore così come è accaduto anche in passato.
Evento negativo per questo movimento la morte del fondatore e quindi l’eredità economica che passa al figlio che entra a fare parte del direttorio perché padrone del sistema Web e regolamenti non più condivisi ma calati dall’alto.
Veniamo ai nostri giorni:
Il referendum costituzionale dovrebbe essere considerato per quello che propone.
Viene dopo trenta anni che se ne parla senza essere giunti ad una conclusione.
Deriva dalla impossibilità di governare derivata dalla doppia approvazione delle leggi da camera e dal senato.
Determinerebbe un’importante riduzione delle poltrone costosissime occupate dai politici.
Non approvando questo passaggio referendario non c’è al momento un’altra proposta condivisa rimanendo quindi così come si era, perché, in pratica il fronte del no è costituito da tutte le opposizioni che per diversi motivi appoggiati a cavilli della legge dicono no per andare contro al governo corrente.
In Democrazia non essendoci la perfezione da nessuna parte occorre scegliere il male minore, quello che porta a variazioni che potrebbero essere positive per tutti.
Gli elettori degli Stati Uniti comprendono bene in questo momento di dover scegliere tra due candidati alla presidenza (Clinton e Trump) non completamente convincenti.
Non andare a votare non è una scelta bensì un non scegliere e quindi un fare scegliere ad altri al posto nostro.
A mio parere il cittadino dovrebbe scegliere in base a queste considerazioni, visto il tema in discussione e non in base alla simpatia o antipatia (anche quella ben guidata nei social) di chi propone il quesito.

Emilio Sancesario, Manduria (Taranto)

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